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Benvenuti in queste pagine dedicate a scienza, storia ed arte. Amelia Carolina Sparavigna, Torino

Thursday, September 27, 2018

Il Giulio Cesare di Mantegna


I Trionfi di Cesare, Mantegna, Dettaglio.

I Trionfi di Cesare (per esteso i Trionfi di Cesare in Gallia, come riporta un'insegna nella seconda tela) sono una serie di nove tele dipinte da Andrea Mantegna tra il 1485 circa e il 1505, conservate nel Palazzo del bagno di Hampton Court a Londra. Si tratta del primo e più riuscito tentativo di ricreare la pittura trionfale dell'Antica Roma.

«In questa opera si vede con ordine bellissimo [...] i profumi, gl'incensi, i sacrifizii, i sacerdoti, i tori pel sacrificio coronati e prigioni, le prede fatte da' soldati, l'ordinanza delle squadre, i liofanti, le spoglie, le vittorie e le città e le rocche, in varii carri contrafatte con una infinità di trofei in sull'aste e varie armi per testa e per indosso, acconciature, ornamenti e vasi infiniti.»

(Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1568))



La stirpe non fa le singulari persone nobili, ma le singulari persone fanno nobile la stirpe

Come dice bene Dante.

Ho la passione per l'etimologia (dal greco ἔτυμος, étymos, «intimo significato della parola», e λόγος, lógos, «studio»), ossia, l'origine e la storia delle parole.

Ebbene, parliamo di "stirpe". Dal vocabolario TRECCANI.

http://www.treccani.it/vocabolario/stirpe/
stirpe s. f. [dal lat. stirps stirpis, propr. «tronco, ramo, germoglio» (v. sterpo), donde il sign. traslato (cfr. analogo passaggio semantico in ceppo e stipite)]. – 1. a. Discendenza, origine di una famiglia o di un individuo, soprattutto se di alto lignaggio, o anche di un gruppo etnico, di un intero popolo: una casata di nobile s.; un principe, una principessa di s. reale; eroi della mitologia classica di s. divina; un popolo di antichissima s., di s. gloriosa; la s. non fa le singulari persone nobili, ma le singulari persone fanno nobile la stirpe (Dante). b. L’insieme delle persone che discendono da un capostipite comune: una s. d’eroi, di guerrieri; Enea, de la romana s. autore (Caro). c. In diritto, il termine è usato con due diversi sign., uno più ristretto, indicante il complesso delle persone che formano la discendenza immediata del de cuius, concetto, questo, che ha importanza in materia di successione; e uno più ampio, indicante il complesso delle persone che discendono da un medesimo stipite o che, più generalmente, costituiscono una unità etnica, implicito soprattutto nel titolo degli articoli 545-555 del codice penale, ora abrogati ...  d. Nel linguaggio dell’antropologia culturale e sociale, è sinon. di etnia e, più specificamente, di clan e lignaggio (mentre la sinonimia con razza, non com. e propria del linguaggio pop., è considerata errata perché confonde in maniera indistinta i caratteri culturali e linguistici con quelli fisiologici). 2. estens. a. Nella sistematica botanica, sinon. di divisione. b. In linguistica, sinon. non com. di famiglia, riferito a lingue che discendono da una comune origine.

http://www.treccani.it/vocabolario/stipite/
stìpite s. m. [dal lat. stipes -pĭtis «tronco, palo»]. – 1. ant. e letter. Fusto, pedale dell’albero, tronco: avicìnati, E vedrai scritto un verso in su lo stipite: «Arbor di Filli io son ...» (Sannazzaro). Con accezioni specifiche: a. In botanica, nelle palme, il fusto diritto, cilindrico e indiviso; nei funghi a cappello, la parte assile del corpo fruttifero (detta anche gambo); nelle alghe laminarie, il cauloide; nei fiori, sinon. di peduncolo. b. In zoologia, pezzo dell’apparato boccale degli insetti che, insieme con il cardine, costituisce la parte basale delle mascelle. 2. Ciascuno dei due piedritti verticali (chiamati comunemente anche spallette) di porte, finestre e altri vani di una struttura muraria. Il termine è soprattutto usato per indicare i piedritti che, per le loro forme architettoniche, fanno parte, con l’architrave o l’arcata sovrastante, di una composizione artistica unitaria, e che possono essere formati con la stessa muratura di cui è composta la struttura, ma più spesso sono eseguiti con materiali di maggiore compattezza e resistenza, soprattutto pietra, anche variamente sagomata e scolpita, oppure sono rivestiti con materiali varî. 3. In senso fig., con uso analogo a ceppo: a. letter. La persona da cui discende una famiglia, o un ramo di una famiglia (più com. capostipite): io son l’arcibisnonno Del nonno tuo, lo s. de’ tuoi (Giusti); per estens., con riferimento a famiglia linguistica: le due lingue discendono da uno s. comune; per ulteriore estens., con riferimento a stati, nazioni e sim.: più Stati, ch’erano però colonie e propagini d’un solo s. comune (C. Cattaneo). b. In biologia, con funzione appositiva, cellula stipite, cellula generatrice di una serie di cellule.

capostìpite s. m. [comp. di capo e stipite] (pl. capostìpiti). – 1. Colui da cui discende una famiglia: il c. dei Borgia. 2. In biologia, sinon. di cellula stipite (v. stipite, n. 3 b). 3. In arboricoltura, albero che ha dato origine a una nuova varietà in quanto ha fornito le marze usate per innestare numerosi soggetti. 4. In filologia, sinon., meno com., di archetipo.

Tuesday, September 25, 2018

Article on Meteorite Impact Structures


Meteorite Impact Structures in the Arab World: An Overview

January 2019

DOI:
10.1007/978-3-319-96794-3_13
In book: The Geology of the Arab World---An Overview

Friday, September 21, 2018

Natus ad Imperium

Gaius Iulius Caesar
da wikipedia in Latino https://la.wikipedia.org/wiki/Gaius_Iulius_Caesar
Nativitas: 100 BCE (avrei preferito, ab Urbe condita); Roma
Obitus: Martius 44 BCE (idem); Roma, Theatrum Pompeium
Patria: Roma antiqua
Gaius Iulius Gaii filius Gaii nepos Caesar Imperator, ab anno 42 a.C.n. Divus Iulius (natus Romae ex stirpe patricia die 13 Iulii 100 a.C.n.; ibidem mortuus 15 Martii 44 a.C.n.), fuit vir publicus, consul, dux exercitus, dictator in perpetuum,[1] orator, poeta, insignis scriptor prosae Latinae. Partes maximi momenti egit in casibus, quibus Respublica Romana in Imperium Romanum transmutata est. Triumviratu cum Crasso et Pompeio, praestantissimis civibus, constituto ab anno 60 a.C.n. per aliquot annos apud Romanos plurimum valuit, quamvis ei potestatem per rationes populares accumulanti senatores, qui optimatibus favebant, videlicet Cato Minor, Cicero, et alii, opponebant. Victa Gallia in potestatemque populi Romani redacta, Caesar imperium Romanum ad Oceanum Britannicum et Rhenum extendit et ipse primus dux Romanus hunc ponte exstructo, illud navibus transgressus est.

Thursday, September 20, 2018

Morphing of a bust of Julius Caesar at the National Museum of Antiquities, Rijksmuseum van Oudheden, Leiden.

Morphing of a bust of Julius Caesar at the National Museum of Antiquities, Rijksmuseum van Oudheden, Leiden.: Here we show some morphing of a marble head of Julius Caesar which is today on display in the National Museum of Antiquities, Rijksmuseum van Oudheden, Leiden. For the morphing we will use the marble head of Caesar of the Centrale Montemartini, Roma, the Caesar’s head of the Camposanto Monumentale in Pisa, the Chiaramonti Caesar, and the Tusculum bust. Two lifelike reconstructions will also be proposed.

A figure from the article

Con qualcosa deve pur andar via

Wednesday, September 19, 2018

Dal saggio «Caesar als Historiker» di M. Gelzer

A proposito di Giulio Cesare come storico, mi è stato segnalato da Francesco Carotta questo passo dal saggio "Caesar als Historiker" di Gelzer. Carotta,  gentilmente, mi ha anche fornito una traduzione dall'originale in tedesco. Prima della lettura, desidero ricordare che Cesare scriveva per i romani che potevano leggerlo, che erano molto pochi, e che per la stesura del De Bello Gallico ha usato i suoi rapporti di guerra, e quelli dei suoi generali che doveva inviare al Senato di Roma. Nel libro si trovano quindi fatti ben noti al Senato di Roma, nonché ai suoi generale.  Se Cesare avesse inventato, ai suoi nemici in Roma, la cosa non sarebbe passata inosservata e sarebbe stata denucniata. 
Lasciatemi anticipare le parole di Gelzer che troverete nel testo, che ci ricordano che la STORIA è essa pure materia scientifica: "Di fronte a ciò, allo storico di formazione scientifica è lecito  ricordare che una critica appropriata deve partire innanzitutto dalle condizioni politiche e sociali e dai concetti dell’epoca." "Demgegenüber darf der wissenschaftlich geschulte Historiker daran erinnern, daß sachgemäße Kritik zunächst von den politischen und sozialen Verhältnissen und Vorstellungen des Zeitalters auszugehen hat."
Aggiungo una osservazione ed una nota.
Osservazione: il "darf" di Gelzer  rende bene l'idea che, nonostante la pregressa letteratura su Cesare prodotta da  Rambaud e, nel suo solco, da Carcopino e Canfora,  mi è lecito discutere la storia senza mettermi gli "occhiali" moderni. Ed è  mia opinione che, con "occhiali" moderni, non si faccia scienza ma politica. Dal mio punto di vista avrei messo addirittura un "deve".
Ed ecco la nota:  un passo da "Analysen zu Suetons Divus Julius und der Parallelüberlieferung", di Cordula Brutscher, pubblicato in Noctes Romanae Bd.8, 1958, p. 68:
"Dem Erforschen der historischen Wahrheit sind selbstverständliche Grenzen gesetzt : nie wird man ein Ereignis bis in das letzte psychologische Detail reproduzieren können, auch wenn es noch so reich dokumentiert ist, weil die Kategorien des Denkens einer Epoche von keiner anderen ganz verstanden werden können." "Alla ricerca della verità storica sono posti dei limiti ovvii: non si potrà mai riprodurre un avvenimento fin nell’ultimo dettaglio psicologico, per quanto riccamente documentato possa essere, perché le categorie del pensare di un’epoca non possono essere capite completamente da nessun’altra." [Traduzione di Francesco Carotta].


M. Gelzer, «Caesar als Historiker», in: Kleine Schriften Bd. 2, Wiesbaden 1963, S. 312–314:
[…] Prendiamo dapprima in considerazione il de bello Gallico. Quest’opera serve da secoli da libro scolastico, essendo dunque uno dei libri antichi più letti. Gli insegnanti di latino di quando andavo a scuola sapevano i 7 libri a memoria; grazie a questo intensivo occuparsene vennero esaminati così attentamente, come il loro autore non avrebbe mai potuto prevedere, scrivendo egli in fretta e figurandosi come lettori innanzitutto i senatori dell’anno 51. Detto per inciso, la formula spesso ripetuta di Mommsen (26), che essi siano 'il rapporto militare del generale democratico al popolo dal quale aveva ricevuto l’incarico' trae sfortunatamente in inganno, perché né Cesare era un 'democratico', né il 'popolo romano' leggeva. Ovviamente vennero letti anche da uomini colti dell’ordine equestre come Attico e soprattutto da quelli che erano al servizio di Cesare, come Cornelio Balbo. Ma l’ordine equestre nel suo insieme non era un fattore politico determinante, orientandosi a seconda dei rapporti di forza.
L’intenso studio moderno di Cesare ha condotto, soprattutto nel de bello Gallico, ad un eccesso di critica, iniziata già nel secolo scorso, ed in tempi più recenti degenerata fino alla mania, nell’intento di smascherare Cesare come uno dei peggiori falsificatori della storia. Di ciò in Germania è sintomatico uno scritto di Peter Huber "Die Glaubwürdigkeit Caesars in seinem Bericht über den Gallischen Krieg" (La credibilità di Cesare nel suo commentario sulla guerra Gallica), pubblicato per la prima volta nel 1912, e nel 1931 in seconda edizione (27). Nella conclusione (p. 110) riassume: "Si andrebbe di molto errati se si volesse addebitare a Cesare principalmente soltanto di tacere od abbellire fatti spiacevoli. Molto peggio è che si possano dimostrare nel suo rapporto non poche affermazioni altamente dubbie quanto alla motivazione delle sue imprese, come pure travisamenti intenzionali e grossolane deformazioni nella narrazione del loro svolgersi." Tale critica fu spinta al colmo da Michel Rambaud nel libro "L’art de la déformation historique dans les Commentaires de Cesar" (1953). Otto Seel ha di recente giustamente messo in luce la fatalità inerente a questo tipo di critica, dovendo essa evincere i suoi argomenti da Cesare stesso, poiché per la guerra Gallica mancano quasi completamente ulteriori fonti da lui indipendenti (28).
Invece nessuno vorrà sottovalutare i meriti dell’acribia filologica quando segnala contraddizioni nell’opera di Cesare. Ciò vale per esempio per le cifre date sulle perdite dei Nervii nella battaglia del fiume Sabis nell’anno 57, …
[...]
Però l’acribia filologica è spesso unita a moventi di natura emozionale. Vi entra in gioco il nazionalismo. Cesare è infatti una fonte importante per la protostoria celtica e germanica, e si tenta di considerare i suoi rapporti dal punto di vista degli antenati. Oppure coloro che studiano la storia del proprio paese o delle tecniche militari cercano solerti i riscontri sul terreno delle indicazioni topografiche scritte per senatori che non disponevano di carte geografiche, e di ricostruire le operazioni belliche in tutti i dettagli. Ultimamente vi si aggiungono passioni pacifiste e socialiste, con rigetto delle guerre di conquista e dell’imperialismo, eppoi risentimenti contro  comandanti nati, che non provengono dagli strati sociali più bassi degli operai e dei contadini. Con grande ingenuità viene presupposta già nell’antichità l’esistenza di una propaganda mendace, quale fu resa possibile solo dalla tecnica moderna, un errore che sta alla base dello zelante libro di Rambaud. Bertolt Brecht lasciò un frammento di romanzo, "Gli affari del signor Giulio Cesare“ (Berlino 1957), dal quale mi sono notato la seguente frase (p. 8): "Aveva persino scritto lui stesso dei libri, per ingannarci. Ed aveva pure speso soldi, e non pochi! Per prevenire il riconoscimento dei veri motivi dei loro atti, i grandi uomini ci hanno messo il sudore."
Di fronte a ciò, allo storico di formazione scientifica è lecito ricordare che una critica appropriata deve partire innanzitutto dalle condizioni politiche e sociali e dai concetti dell’epoca. Si deve sapere prima di tutto che la politica romana veniva allora fatta nel Senato. C’erano altresì assemblee popolari che eleggevano annualmente i magistrati e votavano i progetti di legge. Tuttavia esse si riunivano soltanto a Roma, e del milione di cittadini aventi diritto al voto in Italia vi partecipavano al massimo alcune migliaia. Privatamente i senatori parlavano [con disprezzo] della imperita multitudo, facilmente manovrabile con mezzi demagogici. Proprio per questo i Commentarii [di Cesare] si rivolgevano in primo luogo ai senatori.
[…]

(26) p. e. Ed. Norden, Die antike Kunstprosa (1898), 210. Fr. Bömer Hermes 81, 249.
(27) Bamberg, Buchner Verlag.
(28) Ambiorix, Beobachtungen zu Text und Stil in Caesars B. G. Jahrbuch für fränkische Landesforschung 20 (1960), 55. Inoltre nella prefazione dell’edizione, p. 78. Esemplare per la sua prudenza ed avvedutezza di giudizio Fr. Adcock, Caesar as Man of Letters.

II.
Wir fassen zunächst das bellum Gallicum ins Auge. Dieses Werk dient seit Jahrhunderten als Schulbuch, ist also eines der am meisten gelesenen antiken Bücher. Die Lateinlehrer meiner Schulzeit kannten die 7 Bücher auswendig, und dank dieser intensiven Beschäftigung wurden sie in einer Weise unter die Lupe genommen, wie es ihr schnell schreibender Verfasser, der sich als Leser zunächst die Senatoren des Jahrs 51 vorstellte, nicht ahnen konnte. Beiläufig sei bemerkt, daß Mommsens oft nachgesprochene Formulierung(26), sie seien "der militärische Rapport des demokratischen Generals an das Volk, von dem er seinen Auftrag erhalten hatte", bedauerlich irreführt, weil weder Caesar ein 'Demokrat' war noch das 'römische Volk' Bücher las. Selbstverständlich wurden sie auch von gebildeten Männern des römischen Ritterstands wie Atticus gelesen und vorab von denen in Caesars Dienst, wie Cornelius Balbus. Aber der Ritterstand im ganzen war kein selbständiger politischer Machtfaktor, sondern richtete sich nach den Machtverhältnissen.
Das moderne intensive Caesarstudium hat insonderheit beim bellum Gallicum zu einer Überfülle von Kritik geführt, die schon im vorigen Jahrhundert begann und in neuerer Zeit bis zur Manie ausartete, Caesar als einen der schlimmsten Geschichtsfälscher zu entlarven. In Deutschland ist dafür symptomatisch eine Schrift von Peter Huber "Die Glaubwürdigkeit Caesars in seinem Bericht über den Gallischen Krieg", die zuerst 1912 und 1931 in 2. Auflage erschien(27). Im Schlußwort (110) faßt er zusammen: „Man würde aber weit fehlgehen, wollte man Caesar in der Hauptsache bloß Verschweigen und Beschönigen unliebsamer Tatsachen zur Last legen. Viel schlimmer ist, daß sich in seinem Bericht nicht wenige höchst fragwürdige positive Angaben in der Begründung seiner Unternehmungen ebenso wie in der Schilderung ihres Verlaufs, bewußte Verdrehungen und grobe Entstellungen der Wahrheit nachweisen lassen." Auf den Gipfel wurde diese Kritik getrieben von Michel Rambaud in dem Buch "L’art de la déformation historique dans les Commentaires de Cesar" (1953). Otto Seel hat kürzlich zutreffend auf das Fatale dieser Art von Kritik hingewiesen, sofern sie nämlich ihre Argumente aus Caesar selbst gewinnen muß, da für den Gallischen Krieg sonstige unabhängige Überlieferung beinahe ganz fehlt (28).
Dagegen wird niemand die Verdienste philologischer Akribie, die auf Widersprüche im Werk Caesars hinweist, verkennen. Das gilt beispielsweise für die Angabe über die Verluste der Nervier in der Schlacht am Sabis im Jahr 57, …
[...]
Jedoch die philologische Akribie ist vielfach verquickt mit Antrieben emotionaler Natur. Da spielt Nationalismus hinein. Caesar ist ja eine wichtige Quelle für die keltische und germanische Frühgeschichte, und man sucht seine Berichte vom Standpunkt der Vorfahren aus zu betrachten. Oder Heimatforscher und Militärschriftsteller suchen emsig die topographischen Angaben, die für Senatoren geschrieben sind, denen keine Landkarten zur Verfügung standen, im Gelände nachzuweisen und die kriegerischen Operationen in allen Einzelheiten zu rekonstruieren. Neuerdings kommen pazifistische und sozialistische Affekte hinzu mit Ablehnung von Eroberungskriegen und Imperialismus und Ressentiment gegen Herrschernaturen, die nicht der niedrigsten Schicht des Arbeiter- und Bauernstandes entstammen. Mit großer Naivität wird schon im Altertum das Vorhandensein einer Lügenpropaganda vorausgesetzt, wie sie erst die moderne Technik ermöglichte, ein Irrtum, der dem fleißigen Buch von Rambaud zu Grunde liegt. Bertolt Brecht hinterließ ein Romanfragment "Die Geschäfte des Herrn Julius Caesar" (Berlin 19 57), aus dem ich mir folgenden Satz notierte (S. 8): "Er hatte sogar selber Bücher geschrieben, um uns zu täuschen. Und er hatte ebenfalls Geld ausgegeben und nicht wenig! Vor die Erkenntnisse der wahren Beweggründe ihrer Taten haben die großen Männer den Schweiß gesetzt".
Demgegenüber darf der wissenschaftlich geschulte Historiker daran erinnern, daß sachgemäße Kritik zunächst von den politischen und sozialen Verhältnissen und Vorstellungen des Zeitalters auszugehen hat. Da muß man vor allem wissen, daß die römische Politik damals im Senat gemacht wurde. Daneben gab es Volksversammlungen, die jährlich die Magistrate wählten und über Gesetzesvorlagen abstimmten. Doch traten sie nur in Rom zusammen, und von der Million stimmberechtigter Bürger in Italien nahmen bestenfalls einige tausend daran teil. Wenn die Senatoren unter sich waren, sprachen sie von der imperita multitudo, die mit demagogischen Mitteln leicht zu lenken war. Eben darum richteten sich die Commentarien vorab an die Senatoren.
[…]

(26) z. B. Ed. Norden, Die antike Kunstprosa (1898), 210. Fr. Bömer Hermes 81, 249.
(27) Bamberg, Buchner Verlag.
(28) Ambiorix, Beobachtungen zu Text und Stil in Caesars B. G. Jahrbuch für fränkische Landesforschung 20 (1960), 55. Ferner in der Praefatio zur Ausgabe S. 78. Vorbildlich mit seiner Vorsicht und Umsicht des Urteils Fr. Adcock, Caesar als Schriftsteller.

Post archiviato
http://archive.is/oDg0w

YESSA! Lavazza, Maurizio Crozza e i cherubini.

Tuesday, September 18, 2018

Thebes of the seven gates

"Who built the seven gates of Thebes?
The books are filled with names of kings.
Did the kings haul up the lumps of rock ? "

così comincia una poesia di Bertolt Brecht del 1935, dal titolo "Questions From a Worker Who Reads". La trovate al link https://www.marxists.org/subject/art/literature/brecht/

Il riferimento alle sette porte di Tebe, è un riferimento molto raffinato, come tutto il resto della poesia. Ma questo è particolarmente ricercato. Brecht pensa a "I sette contro Tebe" (in greco antico: Ἑπτὰ ἐπὶ Θήβας),  tragedia di Eschilo, rappresentata per la prima volta nel 467 a.C. Ecco l'antefatto. Eteocle e Polinice, figli di Edipo, avevano deciso di regnare un anno a testa.  Eteocle però, allo scadere del proprio anno, non aveva voluto lasciare il trono. Polinice aveva così dichiarato guerra al proprio fratello e alla propria patria. All'inizio della tragedia, Eteocle rincuora la popolazione preoccupata. A Tebe giunge un messaggero, che informa che gli uomini di Polinice sono nei pressi della città, ed hanno deciso di presidiare le sette porte della città di Tebe con sette dei loro più forti guerrieri. 

La poesia di Brecht è molto evocativa. Quello che finisce col passare un po' inosservato è il titolo.
Il tedesco è "Fragen eines lesenden Arbeiters".

Who Built the Seven Gates of Thebes?: A Call to Personalize Social Studies: The Social Studies: Vol 81, No 3

Who Built the Seven Gates of Thebes?: A Call to Personalize Social Studies: The Social Studies: Vol 81, No 3: (1990). Who Built the Seven Gates of Thebes? The Social Studies: Vol. 81, No. 3, pp. 139-140.

Monday, September 17, 2018

Leiden bust of Caesar (Rijksmuseum van Oudheden) Morphing with Tusculum bust.



This is a morphing of the Leiden bust of Julius Caesar. From the left: Leiden bust, 2/3 Leiden and 1/3 Tusculum bust, 1/3 Leiden and 2/3 Tusculum, the face of Tusculum on the Leiden head.


Lifelike rendering of the morphing

Thursday, September 13, 2018

Gaio Giulio Civile

Avete letto bene "Gaio Giulio Civile" e non "Gaio Giulio Cesare"!

I Batavi: un popolo di superman al servizio dell'Imperatore [ di Carlo Ciullini ]

http://www.tuttostoria.net/storia-antica.aspx?code=1055

Tosti questi Batavi!

Tuesday, September 11, 2018

Kalendarium

Kalendarium: Il Calendario Giuliano (Kalendarium), dal nome del suo codificatore Caio Giulio Cesare che nell’anno 46 a.e.v. lo fissò in 365 giorni, con impostazione solare, inizio il 1° gennaio e introduzione dei bisestili, è il calendario attualmente in uso in tutto il mondo. Cesare lo elaborò risettando il precedente calendario numano soli-lunare di 12 mesi, discendente a …

Chi è sepolto in S. Marco a Venezia? E’ ora di analizzare quei resti

Chi è sepolto in S. Marco a Venezia? E’ ora di analizzare quei resti: Da anni giace inascoltata la richiesta di far luce sul mistero: Alessandro Magno o l’Evangelista? Tra le tante “scoperte” storiche che vengono starnazzate sul web da siti di archeo-misteri ce n’è una che non va catalogata come bufala, ma va approfondita. Ci riferiamo alla presunta esistenza dei resti di Alessandro Magno a Venezia. Come noto, la …

Il serpente di Gaffurio e la forma mentis della gente italica

Il serpente di Gaffurio e la forma mentis della gente italica: L’esposizione che segue non pretende di essere un commento alla nota opera del compositore, teorico musicale, sacerdote e cantore Franchino Gaffurio (Practica musice, Firenze 1496), ma soltanto all’immagine che compare nel suo celebre trattato. Questa figura riveste per noi un particolare significato in quanto rappresenta una preziosa sintesi del pensiero neoplatonico, direttamente derivato dagli antichi …

Popolo, popolazione e nazione

Popolo, popolazione e nazione sono tre concetti analoghi, ma da tenere ben distinti tra loro.
Il popolo rappresenta la generazione attuale dei cittadini, vale a dire il complesso di soggetti che sono legati allo Stato dal rapporto di cittadinanza. Per popolazione si intende invece l’insieme degli individui che si trova in un dato momento a risiedere nel territorio dello Stato (ivi compresi dunque gli stranieri e gli apolidi). La nazione è un ulteriore concetto da distinguere dai due precedenti. Si riferisce ad un aspetto più culturale che giuridico, comprendendo tutti i soggetti che hanno vissuto, vivono e vivranno sul territorio dello Stato, e che hanno in comune tra loro legami di natura linguistica, etnica, religiosa, culturale.
La cittadinanza è la condizione di appartenenza di un individuo a uno Stato, con i diritti e i doveri che tale relazione comporta; tra i primi, vanno annoverati in particolare i diritti politici, ovvero il diritto di voto e la possibilità di ricoprire pubblici uffici; tra i secondi, il dovere di fedeltà e l’obbligo di difendere lo Stato, prestando il servizio militare, nei limiti e modi stabiliti dalla legge.

Tuesday, August 28, 2018

Caesar IMP




RRC 480/4
Obverse: Wreathed head of Caesar right, behind crescent; before, CAESAR·IM downwards; behind P M upwards. Border of dots.



Reverse: Venus left, holding Victory in right hand and sceptre in left hand; behind, L·AEMILIVS downwards; before, BVCA upwards. Border of dots.

"Crawford places the CAESAR IMP coins next in the series (RRC 480/3-5, RRC 480/4), just after Caesar's refusal of the crown at Lupercalia." From:
http://www.humanities.mq.edu.au/acans/caesar/Career_Coins.htm

L'Accademia delle Scienze di Torino


L'Accademia delle Scienze di Torino nacque da una preesistente Società Scientifica Privata Torinese, creata nel 1757 per volontà del conte Giuseppe Angelo Saluzzo di Monesiglio, il chimico che mise a disposizione la propria casa per le riunioni dei soci, con la collaborazione di Joseph-Louis Lagrange, celebre matematico Torinese e Giovanni Francesco Cigna, fisico e medico. Nel giro di alcuni anni avevano aderito alla Società i più importanti rappresentanti della cultura piemontese e alcuni esponenti dell'Illuminismo francese, come Jean Baptiste Le Rond d'Alembert e marchese di Condorcet.

L'Accademia venne fondata ufficialmente nel 1783 da Vittorio Amedeo III di Savoia, Re di Sardegna, che le conferì il titolo di Accademia Reale, riconoscendola giuridicamente come istituzione pubblica. Egli stabilì che venisse fornito all'istituzione un contributo annuo per far fronte alle spese della ricerca e nel 1784 approvò personalmente sia lo statuto che l'elenco dei Soci. A seguito di questo riconoscimento, l'Accademia accrebbe di prestigio a livello internazionale ed aumentarono i contatti con gli studiosi stranieri. Le pubblicazioni dei testi scientifici continuarono con un nuovo titolo, Mémoires de l'Académie Royale des Sciences de Turin. Come motto venne scelto Veritas et utilitas che riassumeva gli obiettivi dell'Accademia: ricercare la verità (quindi la ricerca pura) e utilizzare le conoscenze scientifiche per applicazioni pratiche. Dal 1784, sempre per volere di Vittorio Amedeo III di Savoia la sede dell'Accademia venne collocata nel palazzo seicentesco che ospitava il Collegio dei Nobili, attualmente noto come il Palazzo dell'Accademia delle Scienze (che la ospita tuttora).


La Sala dei Mappamondi

Nel 1796 l'inizio della guerra tra Casa Savoia e la Francia (divenuta una repubblica a seguito degli esiti della Rivoluzione francese) provocò l'interruzione forzata delle attività dell'Accademia.
Le attività vennero riprese soltanto nel 1801, a seguito dell'occupazione del Piemonte da parte di Napoleone Bonaparte. Egli mise in atto un'opera di riforma dell'Accademia, riorganizzandola in due "classi": una avrebbe continuato ad occuparsi della ricerca scientifica, mentre l'altra avrebbe orientato i propri studi verso la letteratura e l'arte. Nel 1804 Napoleone si autonominò presidente "perpetuo" a titolo onorario e nel 1805 ne cambiò il titolo da "Accademia Reale" a "Accademia Imperiale".

Nel 1814, con la caduta di Napoleone e la conseguente Restaurazione della monarchia dei Savoia, l'Accademia fu "epurata" dai pensatori e dagli scienziati che si erano dimostrati sostenitori dei francesi (tra gli altri, Giovanni Antonio Giobert e Giovanni Battista Balbis). Venne mantenuta, invece, l'organizzazione nelle due classi, il cui orientamento venne, però, leggermente modificato: una si sarebbe occupata delle Scienze fisiche, matematiche e naturali, l'altra delle Scienze morali, storiche e filologiche. La monarchia sabauda continuò a sostenere economicamente l'Accademia di Torino e a influenzarne pesantemente l'orientamento per quasi tutto l'Ottocento, anche quando la capitale del Regno d'Italia non era più Torino. La direzione dell'istituzione, infatti, rimase sempre un privilegio esclusivo di personalità appartenenti alla nobiltà piemontese. Soltanto nel 1879 la nomina del presidente venne estesa ai membri non nobili dell'Accademia. Tale carica passò da "perpetua" a triennale e venne stabilito che dovesse essere alternata tra le due classi.
Con il nuovo Statuto, approvato con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali il 21 luglio 2000, l'Accademia delle Scienze di Torino è diventata un ente di diritto privato e si pone come obiettivo quello di "contribuire al progresso scientifico, promuovendo ricerche e curando la pubblicazione dei loro risultati, contribuendo alla diffusione del sapere mediante congressi, convegni, seminari, conferenze e ogni altro mezzo ritenuto idoneo, e inoltre fornendo pareri e formulando proposte alle istituzioni pubbliche e a organismi privati nei campi di sua competenza".


Clausius Rodolfo, il Linceo Entropico

L'Accademia Nazionale dei Lincei è una delle istituzioni scientifiche più antiche d'Europa. Venne fondata a Roma nel 1603 da Federico Cesi, Francesco Stelluti, Anastasio De Filiis e Johannes van Heeck, con lo scopo di costituire una sede di incontri rivolti allo sviluppo delle scienze. Il suo nome si richiama all'acutezza che deve avere la vista di coloro che si dedicano alle scienze, proprietà fisiologica che leggendariamente caratterizza la lince.

Un Linceo è anche stato Rudolf Clausius, il fisico che ha creato l'Entropia.

ELENCO GENERALE DEI SOCI DELL’ACCADEMIA DAL 1870 (http://www.lincei.it/files/doc/ANL_Annuario_2014.pdf pag.384)
CLAUSIUS G.E. Rodolfo. Corr. sc. f., 17 aprile 1880. Str. id., 26 luglio 1883. (2 gennaio 1822-24 agosto 1888).

Publish a Paper on Special Issue "Entropy in Image Analysis" in Entropy (ISSN 1099-4300, IF: 2.305

The following special issue of which I am the guest editor will be published in Entropy (http://www.mdpi.com/journal/entropy), and is now open to receive submissions of comprehensive reviews, original research articles, short communications, authority opinion and forum articles for peer-review and possible publication:

Special Issue: Entropy in Image Analysis
Website: http://www.mdpi.com/journal/entropy/special_issues/entropy_image_analysis
Guest Editor: Dr. Amelia Carolina Sparavigna
Deadline for manuscript submissions: 20 December 2018

Based on your expertise, I would like to request that you please consider contributing a full research paper or comprehensive review article or recommend specific topics based on their own research interest.

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Amelia Carolina Sparavigna

Monday, August 27, 2018

La Mappa Genetica dei Germani

Mappa da https://www.eupedia.com/europe/

Per gli addetti ai lavori
Aplogruppi DNA-Y germanici combinati: Distribuzione dei lignaggi paterni germanici in Europa
"Questa mappa è stata fatta aggiungendo le linee paterne associate alla diffusione delle popolazioni germaniche dall'età del ferro. Questi includono haplogroups I1 (ad eccezione di alcune sotto cladi di origine finlandese), I2a2a-L801, R1a-L664, R1a-Z284, R1b-U106 e R1b-L238."

A Torino siamo tra il 10 ed il 20%.

Ma notate bene la distribuzione.
Vi ricordo che in Italia ci sono diversi comuni che hanno nel loro nome il termine Fara, come per esempio, Fara San Martino. Fara è un termine di origine longobarda indicante un gruppo, costituito da famiglie e da individui imparentati, in cui era diviso il popolo. Lo stanziamento dei Longobardi avveniva per fare, veri e propri organismi politici-militari, il cui nome indicava anche il territorio abitato dal gruppo. 




La Mappa Genetica dei Celti


Ecco da https://www.eupedia.com/europe/ la Mappa dei Celti!

A Torino siamo tra il 50 ed il 60% Galli Cispadani!

Per gli addetti ai lavori
Aplogruppi DNA-Y celtici combinati: Distribuzione dei lignaggi paterni celtici in Europa
"Questa mappa rappresenta i lignaggi paterni associati alla diffusione delle popolazioni proto-italo-celtiche dall'Europa centrale all'Europa occidentale durante l'età del bronzo, circa 4500 anni fa. I loro lignaggi appartengono all'aplogruppo R1b-S116 (o P312), vale a dire la maggior parte dei R1b europei meno il R1b-L23 greco-etrusco, il R1b-U106 e R1b-L238 germanico e l'11, L51 e L150 proto-celto-germanico. Il ramo S116 include i sottocladi associati a lingue non indoeuropee come il basco e le vecchie lingue guascone e iberica. Dal momento che non si sa esattamente quando e dove si sono sviluppate le lingue celtiche e se alcuni oratori proto-celtici sono stati in grado di adottare lingue indigene nella terra che hanno colonizzato (specialmente in Guascogna e nella Spagna mediterranea), tutti i lignaggi sono stati inclusi per la realizzazione di questa mappa, privilegiando il DNA-Y nelle lingue storiche."

Saturday, August 25, 2018

Caesar's Comet

Courtesy: Classical Numismatic Group, Inc

He had barely finished, when gentle Venus stood in the midst of the senate, seen by no one, and took up the newly freed spirit of her Caesar from his body, and preventing it from vanishing into the air, carried it towards the glorious stars. As she carried it, she felt it glow and take fire, and loosed it from her breast: it climbed higher than the moon, and drawing behind it a fiery tail, shone as a star.

(BOOK XV (15) METAMORPHOSES by OVID)
http://www.mythology.us/ovid_metamorphoses_book_15.htm

Friday, August 24, 2018

L’inquieto amore

Da "L’inquieto amore tra Firenze e Istanbul nel Rinascimento". dicembre 4, 2015 in Approfondimenti, Recensioni da Mario Baldoli

"Leonardo e Michelangelo si innamorano dell’Oriente: ...  Sognano di lavorare a Istanbul, la capitale di un impero, dove l’arte italiana è apprezzata e il gusto non manca ai regnanti.
I sultani Selim I e Bayazid I li invitano a costruire un ponte sul Bosforo, da Pera a Costantinopoli, per sostituire quello esistente fatto su barche. Leonardo prende le misure e disegna un ponte ad arcata unica, ponte che non realizza come molti suoi lavori. Nel frattempo descrive un viaggio immaginario in oriente che lo porta attraverso il Caspio fino a Istanbul.
Michelangelo sta per andarci dopo l’ennesima lite con papa Giulio II."
http://www.gruppo2009.it/linquieto-amore-tra-firenze-e-istanbul-nel-rinascimento/

"Il volume Incontro di civiltà nel Mediterraneo. L’impero ottomano e l’Italia del Rinascimento. Storia, arte e architettura, ed.Olschki curato da Alireza Naser Eslami, apre la prospettiva ad un settore di ricerca ricco di suggestioni: una storia del Mediterraneo fatta non solo di guerra, ma soprattutto di incontri e scambi."

Particolari della porta del Filarete a san Pietro, Roma. Notate le scritte in arabo nelle aureole. 
"Dite che Lui è bello nei nostri giorni, Lui è anche bello ai nostri occhi."

Wednesday, August 22, 2018

Jules César et la Gaule



"Jules César n’a pas seulement inventé la Gaule ; il est entré dans notre Histoire Nationale et en est même devenu le premier de ses héros."

da  "JULES CÉSAR DANS LA TRADITION HISTORIQUE FRANÇAISE DES XIXe ET XXe SIÈCLES" di JEAN-MICHEL RODDAZ

Latino: Vocale "o" breve, normale o lunga? Il caso del Sector

Si sa che il Greco ha la omicron e la omega. Facile distinguerle con la diversa grafia. E quindi leggerla breve o lunga, con un diverso moto dell'articolazione della voce, come ci dice il buon Roberto Grossatesta.
https://iris.polito.it/retrieve/handle/11583/2517292/60879/V220131002-sound-Grosseteste.pdf

E il Latino? Anche il Latino ha le sue brave "o" più o meno corte (ŏ)  e lunghe (ō), come in  pŏpulus = “popolo” e  pōpulus = “pioppo”. Occhio quindi a come pronunciate  Populorum Progressio.

Ma il caso che vorrei indagare ora è un'altro: è quello del "sector". Attenzione al falso amico inglese:  sector è subdolo. Andate sul Dizionario Olivetti
https://www.dizionario-latino.com/dizionario-latino-italiano.php?parola=sector

Finiamo nella pagina "Disambigua. La tua ricerca ha prodotto più risultati:"
sector (v. tr. I coniug.) forma passiva di secto IN QUESTA PAGINA.
Poi c'è il link alla pagina di sector (v. tr. dep. I coniug.) verbo deponente, ed il link al sostantivo sectŏr (sost. masch. III decl.)

E nella pagina  di sector (v. tr. I coniug.) si trova sector da [secto], sectas, sectavi, sectatum, sectāre, verbo transitivo I coniugazione, con i significati:
1 forma passiva di [secto]
2 seguire, accompagnare, scortare, essere al seguito di
3 correre dietro a, fare la corte
4 (in senso negativo) inseguire, dare la caccia, cacciare
5 (in senso figurato) ricercare, desiderare, bramare
6 frequentare un luogo, visitare
7 imitare, avere come proprio modello

Invece, sectŏr, [sectŏr], sectoris , sostantivo maschile III declinazione, è un'altra cosa. Significa
1 tagliatore
2 incettatore di averi altrui, compratore di beni confiscati
3 geometria settore
4 boia, carnefice
Da questo sector arriva il "settóre" italiano s. m. [dal lat. sector -oris, propr. «chi, o che, taglia», der. di secare «tagliare», part. pass. sectus]. 

C'è quindi un'abissale differenza. Ma il Latino è lingua fine e quindi ci propone una soluzione. Eccola. Usiamo un con-  prefisso che viene usato per indicare cose  o azioni messe insieme, l'italica "concausa", ed il portare a compimento un atto, l'italica "confezione".
Proviano: 
consector [consector], consectāris, consectatus sum, consectāri  verbo transitivo deponente I coniugazione
1 seguire, tener dietro a persone o a cose
2 cercare di raggiungere, provare ad ottenere, aspirare a
3 cacciare, inseguire, perseguitare
4 imitare, seguire l'esempio

Parente stretto, questo verbo, del consequor.
https://www.dizionario-latino.com/dizionario-latino-italiano.php?parola=consequor
consĕquor [consĕquor], consĕquĕris, consecutus sum, consĕqui , verbo transitivo e intransitivo deponente III coniugazione
1 (transitivo) seguire, 2 (transitivo) (di tempo) venir dopo, succedere a, 3 (transitivo) (come effetto) conseguire, venire di conseguenza, 4 (transitivo) inseguire, incalzare, 5 (transitivo) subentrare, succedere a, 6 (transitivo) seguire un modello, imitare, 7 (transitivo) conseguire, ottenere, raggiungere, perseguire uno scopo, 8 (transitivo) ricavare, acquistare, guadagnare, 9 (transitivo) eguagliare, 10 (transitivo) comprendere, percepire, concepire, ricordare, abbracciare, 11 (transitivo) esprimere con parole, 12 (intransitivo) venire dopo, seguire, 13 (intransitivo, e, ex + ablativo) derivare, risultare

Come ho già detto, il Latino è lingua fina. Attenzione. Per il significato che indica il taglio, c'è "consecor", perché arriva dal "secare". 
https://www.dizionario-latino.com/dizionario-latino-italiano.php?parola=consecor
consĕcor [consĕco], consĕcas, consecui, consectum, consĕcāre verbo transitivo I coniugazione
1 forma passiva di [conseco]
2 lacerare, tagliare a pezzi

Occhio ai falsi amici!


Italiano: Vocale aperta o chiusa? - La "o"

L'Italiano  non distinguere nella grafia comune  la pronuncia delle vocali. Ma le differenze ci sono. Eccome! Facciamo l'esempio della "o" aperta o chiusa.

aperta: buòno, cuòre, fuòco, fuòri, suòi, tuòi, vuòi, puòi  .... però, falò, mangerò, comò, tornerò
chiusa: nóce, atróce, feróce ... amóre, coltivatóre, dolóre, rumóre, attóre, filifórme

Esercizio: Valeria Rossi nella sua canzone Tre Parole, come pronuncia le "o"?

Aiuto; sóle s. m. [lat. sōl sōlis. Notare la lunga o del Latino]; cuòre s. m. [lat. cŏr  cordis. Notare la breve] 

Provate a cantare:   sòle,  cuòre, amòre  e poi  sóle, cuóre, amóre

Ma Valeria canta: sóle, cuòre, amóre. Brava Valeria!


Tuesday, August 21, 2018

Two Roman Towns in Germany Having a Solstitial Orientation of Their Urban Planning

Two Roman Towns in Germany Having a Solstitial Orientation of Their Urban Planning: Here we discuss the orientation of the urban planning of two Roman towns in Germany, Kastell Kesselstadt and Mogontiacum, the Roman Mainz. As all the Roman military camps and coloniae, these towns were planned according to an ideal pattern, based on a grid of parallel and perpendicular streets. Using a software giving the sunrise azimuths on satellite maps, we show that Kastell Kesselstadt and Mogontiacum have the main axis of the grid oriented along the direction of the sunrise on the summer solstice, that is, that the towns have a solstitial orientation.

Cologne archaeologists unearth foundations of Germany's oldest known library

Cologne archaeologists unearth foundations of Germany's oldest known library

Monday, August 20, 2018

Biometric Portraits of Emperors on the Roman Coins

Biometric Portraits of Emperors on the Roman Coins: Here we want to show that the Romans used some biometric measurements when they  struck the portraits of their Emperors on coins. That is, the Roman coins were made considering some measurements to give a truthful portrait of the Roman leaders.

Sunday, August 19, 2018

Giulio Cesare e i Germani

Giulio Cesare e i Germani: Questo articolo propone una discussione di quanto scritto nel De Bello Gallico sulla campagna militare di Cesare contro i Germani, in particolare contro Usipeti e Tencteri. Si analizzerà anche quanto detto da Plutarco a proposito dell'accusa, fatta a Cesare da Catone il Minore, di aver violato la tregua con questi Germani. Infine, si confronteranno i testi di Cesare e Plutarco con quanto scritto nei libri di Luciano Canfora e Jérôme Carcopino.

Thursday, August 16, 2018

Orione ed il principe celtico di Hochdorf

Orione ed il principe celtico di Hochdorf: Discussione archeoastronomica del tumulo del principe celtico di Hochdorf, e di un possibile legame del principe con la costellazione di Orione.

"A Hochdorf, nel circondario di Ludwigsburg, si trovava un tumulo di circa 60 metri di diametro.  Scavando il tumulo, che è stato poi ricostruito, nel 1977 gli archeologi trovarono la tomba principesca di un guerriero celtico [1-4]. La tomba risale alla prima metà del VI secolo a.C. (530 BC secondo [4]). La camera in cui si trovava il guerriero ed il suo ricco corredo funebre era costituita da cassoni di legno riempiti di pietre [1]. Il cassone esterno misurava 7,4 × 7,5 m, mentre quello interno 4,7 × 4,7 m. Il soffitto della tomba, che era crollato, la aveva protetta dai saccheggi e quindi nel tumulo sono stati ritrovati i resti del principe e il corredo funebre intatto. "


Julius Caesar from the Trajan’s forum - lifelike rendering




My lifelike rendering of the 

Head of Julius Caesar from the Trajan’s forum.
Marble. 117—138 CE.
Naples, National Archaeological Museum
(Napoli, Museo archeologico nazionale di Napoli)
Elaborazione di una fotografia di Sergey Sosnovskiy, 2008.

Dal sito
 Sala XXIX, La galleria degli imperatori.
"Come ogni collezione rinascimentale di sculture antiche anche quella Farnese annoverava un ciclo di ritratti che doveva rappresentare la storia di Roma attraverso le immagini dei suoi protagonisti. In gran parte essi erano esposti nella Sala degli Imperatori appositamente allestita a Palazzo, altri erano invece sistemati nella Sala dei Filosofi. La serie di ritratti antichi andò arricchendosi seguendo gli interessi che andavano affermandosi nel Cinquecento fra gli esperti di antiquaria finalizzati in primo luogo a raccogliere i ritratti dei dodici Cesari svetoniani che illustravano la prima età imperiale, nonché quelli di alcune grandi personalità della storia repubblicana quali Bruto instauratore della repubblica e Bruto il cesaricida, Giulio Cesare e Pompeo Magno per citare solo i soggetti più richiesti."
"Like all Renaissance collections of ancient sculpture, the Farnese collection included a cycle of portraits designed to represent the history of Rome through the images of its main characters. Most of these were displayed in a specially decorated Hall of the Emperors in the Palazzo; others were arranged in the Hall of the Philosophers. 
The series of ancient portraits was developed according to interests current in the 16th century among antiquarian experts. Particular emphasis was placed on collecting the portraits of the twelve Suetonian Caesars who reflected the early imperial period, as well as those of the great characters of republican history such as Brutus, the founder of the republic, and Brutus, Caesar’s assassin, along with Julius Caesar and Pompey the Great, to give only the most sought after."

Tuesday, August 14, 2018

Un Olandese in Italia: Caspar van Wittel

Caspar van Wittel or Gaspar van Wittel (born Jasper Adriaensz van Wittel, Italian name variations: Gaspare Vanvitelli, Gasparo degli Occhiali was a Dutch painter and draughtsman who had a long career in Rome. He played a pivotal role in the development of the genre of topographical painting known as veduta. He is credited with turning topography into a painterly specialism in Italian art.


 
1736 - Veduta del Colosseo - Galleria Sabauda - Torino

Monday, August 13, 2018

Wednesday, August 8, 2018

Raccolta Pomodoro da Industria - Az. Agr. Morini Paolo - POMAC + JD 7530



Ecco la macchina che raccoglie pomodori per l'industria.

Una volta si raccoglieva il grano a mano. Oggi ci sono le moderne mietitrebbia, che hanno sollevato i braccianti agricoli da un lavoro bestiale. Lo stesso sia per i pomodori.

Tuesday, August 7, 2018

La storia si scrive sempre usando il tempo presente?

Ho ritrovato ora un articolo, pubblicato nel 2013 dal Corriere, di Luciano Canfora, dal titolo "La storia si scrive sempre usando il tempo presente". http://cesim-marineo.blogspot.com/2013/11/perche-canfora-rivaluta-stalin.html

L'articolo trae spunto da una recensione di un libro di Paolo Mieli. Il filo conduttore dell'articolo di Canfora, e non solo del libro di Mieli, è quello in origine formulato "esplicitamente e teoreticamente da Benedetto Croce, ed è che 'Ogni vera storia è storia contemporanea'. Con ciò intendendosi che lo sforzo — sempre in fieri — di comprensione del passato parte dalle nostre categorie e risponde a nostre esigenze attuali e, non da ultimo, per ciò che un fatto storico diviene contemporaneo nell’atto mio medesimo di pensarlo. Chi abbia esperienza della storiografia sa che non vi è storico, di cui sia rimasta significativa memoria, che non abbia preso le mosse da un impulso o bisogno intellettuale radicato nel presente, nel suo presente etico-politico: da Erodoto a Giuseppe Flavio, da Livio a Eginardo, etc. ... Di questa fondamentale intuizione si possono dare diversi inveramenti. Lo stesso Croce ne intuisce un possibile uso strumentale in quella che chiama «storiografia di partito» ... e addita uno iato tra «gli scrittori di storia, disadattati o alieni alla politica» e gli uomini politici, i quali «ancorché ignorantissimi delle cose della storia, pur menano le cose del mondo». Al contrario, chi dell’agire politico ebbe un’idea più alta e meno riduttiva poté ribaltare questa visione, pur partendo dalle stesse premesse. Mi riferisco alle considerazioni di metodo che Palmiro Togliatti premise alla sua lezione torinese ... , dove indicò appunto nel politico, distinto in ciò dallo storico professionale (e in ciò sbagliava), colui che invera il principio della ineluttabile contemporaneità della storia. E concludeva, forse intimidito dall’apparente neutralità degli storici di professione: «Soltanto per il politico ogni storia è sempre storia contemporanea» ... "
Canfora continua con varie osservazioni, spaziando da Filippo il Macedone a Stalin - anche da Annibale a Stalin -,  menzionando il Principe di Machiavelli. E ricorda come in effetti sia proprio Bobbio, in una lettera, a richiamarsi al Principe, per considerare "la grandezza «del vostro, e potrei dire anche nostro, Stalin», «venerando e terribile» al pari di Annibale, in quanto è lecito al Principe violare le regole della morale comune se fa «gran cose». E soggiungeva Bobbio: «La costruzione di una società socialista è gran cosa».

Il titolo dell'articolo di Canfora è sicuramente ad effetto: "La storia si scrive sempre usando il tempo presente". Dato che è un titolo, esso è anche il manifesto del suo pensiero. Così intende la storia Canfora e lo ribadisce quando, riferendosi a Togliatti, dice che il Migliore si sbagliava nel distinguere storico da politico.
Allora, seguendo il titolo dato, se noi parliamo di Giulio Cesare, quanto è successo duemila anni fa diventa un tema attuale, per il fatto stesso che noi ne parliamo. E noi così cominciamo a parlare di Giulio Cesare, coniugando al presente.  Ma, la storia si scrive sempre usando il tempo presente?

Vediamo che cosa scrive Canfora nel suo libro, Giulio Cesare: Il dittatore democratico, proprio di Cesare. Mi riferisco in particolare alla spedizione militare contro le tribù germaniche di Usipeti e Tencteri, che avevano passato il Reno, per stabilirsi, allontanandoli con la violenza, nel territorio dei Menapi.Se volete avere tutti i dettagli, potete servirvi di questo LINK.

Dice Canfora "I Germani continuavano a premere per un accordo; Cesare cercava solo un pretesto per massacrarli. Ma fu con l’inganno che ebbe ragione di loro. Il pretesto fu offerto da una sortita di cavalieri degli Usipeti contro la cavalleria gallica alleata di Cesare. Nello scontro morirono alcuni dei collaborazionisti galli più cari a Cesare.Nonostante l’incidente i capi germanici si recarono al previsto incontro con Cesare. Il quale li ricevette a colloquio, ma li fece trucidare a tradimento; quindi assaltò gli avversari sbandati e senza guida, ed estese indiscriminatamente il genocidio a tutti, donne e bambini inclusi. Come crimine disumano questa ecatombe fu percepita anche a Roma, dove Catone, per ragioni beninteso di lotta politica interna, si spinse a chiedere la consegna del proconsole al nemico. La presumibile assenza di autentiche motivazioni umanitarie nella proposta di Catone non deve indurre a sottovalutare l’iniziativa del tenace oppositore. Era significativa comunque che l’enormità del crimine compiuto era percepita. Nondimeno il Senato, in preda ad una“ubriacatura imperialistica” (secondo l’espressione di Carcopino), concesse in onore della carneficina cesariana una colossale supplicatio."
Vedete bene come Canfora scriva al presente, non nel senso che usa i verbi al presente, ma nel senso che usa concetti della storia recente. Questo potrebbe anche essere lecito. Però ci sono dei vincoli che non dovrebbero essere superati, come per esempio inventarsi degli episodi FALSI.
Cesare, nel De Bello Gallico, dice che lascia liberi gli ambasciatori, ma che essi restano con lui per timore dei Galli a cui avevano devastato le terre. Nel libro di Canfora, l’episodio diventa l’assassinio degli ambasciatori (Il quale li ricevette a colloquio, ma li fece trucidare a tradimento). Al LINK trovate anche passi di  Plutarco e Svetonio: questi autori antichi non dicono - ripeto, non dicono - che gli ambasciatori dei Germani siano stati uccisi. Essa è pura invenzione di Canfora. 
Canfora dice che vennero uccisi donne e bambini, leggetevi quello che dice Cesare allora. Cesare non dice che cosa era successo a donne e bambini. Saranno finiti schiavi di Galli o Romani, come era costume dell'epoca. Ma Canfora, sicuramente pensando al presente, vede i cavalieri Galli farli a fettine...
Passiamo a quello che accadde a Roma.
Frequentando il greco Plutarco, ossia leggendo le sue Vite Parallele, troviamo detto in modo molto chiaro che a Roma, l’"ecatombe", come la chiama Canfora, viene vista come una buona novella. Non viene percepita come un crimine, perché era una vittoria sui Germani. L'unica persona che viene agitata dalla notizia, ma soprattutto dalla richiesta della supplicatio, una serie di grandi celebrazioni in onore della vittoria, è Catone il Minore, acerrimo nemico di Cesare. E così inizia a risuonare la sua corda retorica. In Senato, che doveva deliberare la supplicatio, Catone si alza in piedi e comincia il suo discorso retorico. Cesare ha violato la tregua! Anche se i Germani hanno violato prima la tregua lui doveva rispettarla. Ha vinto solo perché, violando la tregua, era diventato superiore ai nemici. Consegniamolo ai nemici, per aver violato la parola data! Il Senato chiede chiarimenti a Cesare che risponde con una missiva piena di insulti, dice Plutarco. Dopo che il Senato ha respinto la mozione di Catone, egli, molto pacatamente, dice quello che effettivamente ha in testa. Ovvero che il Senato non deve aver paura dei barbari, ma di Cesare che vuol prendere il potere.
Il testo di Plutarco è chiaro in proposito. Ma in Plutarco troviamo una svista, il numero che per Cesare era quello stimato dei nemici, diventa il numero dei Germani uccisi, anzi tagliati a fette. E così ha origine il filo conduttore che porta Canfora a parlare di genocidio e dire "ed estese indiscriminatamente il genocidio a tutti, donne e bambini inclusi. Come crimine   disumano   questa   ecatombe   fu   percepita   anche   a   Roma." Ripeto, Cesare non  dice di aver ucciso donne e bambini. A Roma, la notizia della vittoria di Cesare sui Germani - ed è questa la notizia che è arrivata a Roma - era una buona notizia. Non erano passati infatti molti anni da quando i Cimbri avevano dilagato nella valle Padana, e solo il nuovo esercito del console Caio Mario li aveva fermati, e neppure  Caio Mario aveva ucciso donne e bambini. 
Concludo la discussione del passo dal libro di Canfora facendo notare che i Galli alleati di Cesare vengono da lui definiti collaborazionisti. Nel vocabolario Treccani leggiamo che un collaborazionista è chi collabora con le  autorità  nemiche d’occupazione, in particolare chi, durante la seconda guerra mondiale, collaborò con le forze tedesche d’occupazione, come ad esempio i governi di Salò e di Vichy. Insomma, nel libro di Canfora, i Romani di Cesare sembrano i soldati del Terzo Reich e Cesare un Hitler che commetteva genocidi.
Allora, avete visto come si coniuga la storia al presente, magari con l'aggiunta di fake news. 
Termino quindi con la domanda, titolo del post. La storia si scrive sempre usando il tempo presente?


Monday, August 6, 2018

De Bello Gallico 4.14-15, Giulio Cesare (Italiano, Français, English)

Ci sono due frasi, nel De Bello Gallico di Giulio Cesare, che richiedono, secondo me, una traduzione il più letterale possibile. Sono nel Libro IV, capitolo 14 e 15, e riguardano la campagna militare contro Usipeti e Tencteri. La ragione è spiegata dall'articolo Giulio Cesare e i Germani. / Il y a deux phrases, dans De Bello Gallico, qui exigent, à mon avis, une traduction aussi littérale que possible. Ils figurent dans le livre IV et concernent la campagne militaire contre Usipetes et Tencteri. / There are two sentences in De Bello Gallico, which require, in my opinion, a translation as literal as possible. They appear in Book IV and concern the military campaign against Usipetes and Tencteri. The reason is explained by the article Julius Caesar and the Germans.

LATINO Ecco di seguito il testo Latino.

[14] Acie triplici instituta et celeriter VIII milium itinere confecto, prius ad hostium castrapervenit quam quid ageretur Germani sentire possent. Qui omnibus rebus subito perterriti et celeritate adventus nostri et discessu suorum, neque consilii habendi neque arma capiendi spatio dato perturbantur, copiasne adversus hostem ducere an castra defendere an fuga salutem petere praestaret. Quorum timor cum fremitu et concursu significaretur, milites nostri pristini diei perfidia incitati in castra inruperunt. Quo loco qui celeriter arma capere potuerunt paulisper nostris restiterunt atque inter carros impedimentaque proelium commiserunt; at reliqua multitudo puerorum mulierumque (nam cum omnibus suis domo excesserant Rhenum transierant) passim fugere coepit, ad quos consectandos Caesar equitatum misit.
[15] Germani post tergum clamore audito, cum suos interfici viderent, armis abiectis signismilitaribus relictis se ex castris eiecerunt, et cum ad confluentem Mosae et Rheni pervenissent, reliqua fuga desperata, magno numero interfecto, reliqui se in flumen praecipitaverunt atque ibi timore, lassitudine, vi fluminis oppressi perierunt. Nostri ad unum omnes incolumes, perpaucis vulneratis, ex tanti belli timore, cum hostium numerus capitum CCCCXXX milium fuisset, se in castra receperunt. Caesar iis quos in castris retinuerat discedendi potestatem fecit. Illi supplicia cruciatusque Gallorum veriti, quorum agros vexaverant, remanere se apud eum velle dixerunt. His Caesar libertatem concessit.

Italiano

Disposto l’esercito su tre file e coperte rapidamente le otto miglia di distanza, arrivò sul campo nemico prima che i Germani potessero rendersi conto di cosa stava succedendo. Essi, atterriti per diverse ragioni, dall’arrivo improvviso dei nostri e dall’assenza dei loro, dal non avere il tempo di prendere alcuna decisione o di correre alle armi, erano incerti se convenisse affrontare i Romani, difendere l’accampamento o darsi alla fuga. I lori timori erano resi manifesti dai rumori e dalla confusione; i nostri, irritati dal proditorio attacco del giorno precedente, fecero irruzione nel campo avversario. Qui, chi riuscì ad armarsi in fretta, per un po’ oppose resistenza, combattendo tra i carri e le salmerie; altri invece, ossia le donne e i bambini (infatti tutti erano usciti dalle loro terre e avevano attraversato il Reno) cominciarono a fuggire. A seguirli, Cesare mandò la cavalleria.
I Germani, uditi i clamori alle spalle, e vedendo i loro cadere, gettarono le armi, abbandonarono le insegne e fuggirono dall’accampamento. Giunti alla confluenza della Mosa con il Reno, dove non v’era più speranza di fuga, molti vennero uccisi, gli altri si gettarono nel fiume e qui, vinti dalla paura, dalla stanchezza, dalla forte corrente, morirono. I nostri, incolumi, con pochissimi feriti, rientrarono al campo dopo le apprensioni nutrite per uno scontro così rischioso, considerando che il numero dei nemici era stimato a quattrocentotrenta mila unità. Ai Germani trattenuti nell’accampamento Cesare permise di allontanarsi, ma costoro, temendo atroci supplizi da parte dei Galli di cui avevano saccheggiato i campi, dissero di voler rimanere presso di lui. Cesare concesse loro la libera scelta.

A proposito di vedendo i loro cadere, cum suos interfici viderent, mi preme notare che  suos è l’accusativo plurale del sostantivo sui, che significa i suoi / i loro (non solo i famigliari, ma anche gli amici, partigiani, compagni, ecc.) (*). Dato il numero plurale ed il contesto, suos si riferisce meglio al plurale qui celeriter arma capere potuerunt,  cioè ai compagni d’arme che avevano cercato invano di opporre resistenza prendendo le armi, piuttosto che al collettivo ma singolare reliqua multitudo puerorum mulierumque, alla moltitudine di bambini e donne, che aveva preso la fuga, passim fugere coepit, e che quindi i combattenti non potevano più vedere, poiché si era già allontanata (non a caso fu mandata la cavalleria ad inseguirli: ad quos consectandos Caesar equitatum misit). Questo quos, accusativo plurale maschile, ha sostituito il singolare di multitudo, per rendere l'idea dei molti che si disperdono in tutte le direzioni nella fuga. Notiamo inoltre che il summenzionato quos non è la cosa più vicina al suos del cum suos interfici viderent, ma sono i Germani stessi, quelli che stanno combattendo contro i Romani, ad esserlo.

Si deve dunque intendere il suos riferito ai compagni d’arme dei Germani.
Più sopra, da un lato Cesare dice nam cum omnibus suis domo excesserant, significando ivi con  omnibus suis le loro famiglie, ma prima dice dei discessu suorum, intendendo l'assenza dei leader militari  (e non dei parenti). Nel terzo caso,  cum suos interfici viderent, con suos si intendono i compagni d'arme.  Ci sono quindi tre significati diversi della stessa parola nello stesso paragrafo, per via della polisemia del Latino sui.
Lasciatemi insistere su questo: pensare che il termine sui debba avere lo stesso significato in occorrenze diverse è molto fuorviante. Si deve infatti sempre considerare il contesto e la grammatica.
Per il contesto si leggano appunto Julius Caesar and the Germans oppure Giulio Cesare e i Germani.

(*) Castiglioni, L., & Mariotti, S. (1965). Vocabolario della Lingua Latina. Loescher. Torino.

In Francese

Utilizzo la traduzione proposta in "Guerre des Gaules, traduite des mémoires dits Commentaires de César", par Teophile Berlier. A Paris, chez Parmantier, libraire, rue Dauphine, n. 14, 1825.

XIV. Ayant rangé l’armée sur trois lignes, il fit avec une extrême vitesse un chemin de huit milles, et parvint au camp des ennemis avant qu’ils passent connaître ce qui venait de se passer au sien. Frappés d’une terreur subite par la promptitude de notre arrivée, manquant de chefs, et n’ayant le temps ni d’assembler un conseil, ni de prendre les armes , ils ne savaient, dans leur trouble, à quel parti s'arrêter, ou de faire sortir les troupes pour combattre, ou de se borner à la défense de leur camp, ou enfin de chercher leur salut dans la fuite. Au milieu des courses et des cris par lesquels ces Germains signalaient leur frayeur , nos soldats , irrités de leur perfidie de la veille, fondirent sur leur camp. Ceux d’entre les enne mis qui avaient usé d’assez de promptitude pour s’armer opposèrent un peu de résistance , et se battirent entre les chars et les bagages; mais tout le reste, y compris les femmes et les enfans ( car les Germains étaient sortis de leur pays et avaient passé le Rhin avec tout ce qu’ils pos sédaient) , se mirent à fuir çà et là devant la cavalerie que César envoya à leur poursuite.

XV. Ceux qui combattaient, entendant de grands cris derrière eux, et voyant le carnage qu’on faisait de leurs camarades, ne songèrent plus, jetant leurs armes et aban donnant leurs enseignes , qu'à se sauver du camp. Lorsqu'ils furent parvenus au confluent de la Meuse et du Rhin , que l’espoir de fuir plus loin leur fut ravi, et qu’un grand nombre d’entre eux eut été tué , le reste se précipita dans le fleuve , et y périt accablé par la peur, la lassitude et la violence des eaux. Les nôtres , sans qu’il en eût été tué un seul, et comptant à peine quelques blessés, rentrèrent dans leur camp , délivrés des inquiétudes d’une si grande guerre, soutenue contre des ennemis dont le nombre s’était élevé à quatre cent trente mille. César accorda aux Germains qu’il avait retenus dans son camp la faculté de s’en aller; mais , comme ils redoutaient les plus cruels traitemens de la part des Gaulois, dont ils avaient dévasté le territoire, ils exprimèrent le désir de rester auprès de César, qui voulut bien le leur permettre.

A commento di questa traduzione, potete vedere che Teophile Berlier legge nel testo di Cesare proprio quello che ho proposto nella traduzione in Italiano, ossia che il suos è riferito ai compagni d'arme.

Ecco la mia traduzione in Inglese

Having divided his army in three lines, and in a short time performed a march of eight miles, he arrived at the camp of the enemy before the Germans could perceive what was going on; who being suddenly alarmed by all the circumstances, both by the speediness of our arrival and the absence of their own chiefs, as time was afforded neither for concerting measures nor for seizing their arms, are perplexed as to whether it would be better to lead out their forces against the enemy, or to defend their camp, or seek their safety by flight. Their consternation being made apparent by their noise and tumult, our soldiers, excited by the treachery of the preceding day, rushed into the camp: such of them as could readily get their arms, for a short time withstood our men, and gave battle among their carts and baggage wagons; but the rest of the people, children and women (for they had left their country and crossed the Rhine with all their families) began to fly in all directions; to follow them Caesar sent the cavalry.

The Germans, hearing the shouting behind them, and seeing their comrades falling, threw away their arms, abandoned their standards, and fled out of the camp, and when they had arrived at the confluence of Meuse and Rhine rivers, the survivors despairing of further escape, many of them had been killed, threw themselves into the river and there perished, overcome by fear, fatigue, and the violence of the stream. Our soldiers, after the alarm of so great a war, for the number of the enemy amounted to 430,000, returned to their camp, all safe to a man, very few being even wounded. Caesar granted those whom he had kept in the camp liberty of departing. They however, dreading revenge and torture from the Gauls, whose lands they had harassed, said that they desired to remain with him. Caesar granted them permission to choose. 

Mi permetto di scrivere la discussione in Inglese della mia traduzione.
Concerning and seeing their comrades falling, cum suos interfici viderent, I have to stress that suos is the plural accusative of the substantive sui, which is easily translated in the Italian i suoi / i loro (amici, partigiani, compagni, familiari, ecc.). In (**), we see that sui, suorum, means their friends, soldiers, fellow-beings, equals, adherents, followers, partisans, posterity, slaves, family, etc., of persons in any near connection with the antecedent. Since suos is plural, and because of the context, suos is better referring to the plural qui celeriter arma capere potuerunt, that is to the men which were fighting, who had tried in vain to oppose resistance, rather than to the singular reliqua multitudo puerorum, the multitude of women and children, that had previouly fled, passim fugere coepit. As a consequence of this flight, the men could no longer see them, because women and children had already abandoned the camp (it was not by chance that the cavalry was sent to follow them: ad quos consectandos Caesar equitatum misit). Actually, this quos, accusative plural masculine susbstituing the singular multitudo, is used to render the idea of the many persons dispersed in the flight.  Moreover, let us note that the abovementioned quos is not the nearest thing to suos which appears in cum suos interfici viderent:  the nearest subject are the same Germans, which are figthing against the Romans.

For the previously given reasons, it is necessary to consider suos referred to the comrades-in-arms of the Germans, here rendered as comrades.

In fact, just above, on the one side Caesar tells nam cum omnibus suis domo excesserant, meaning here with omnibus suis their families, but before he speaks of the discessu suorum, meaning the absence of their military leaders (and not of the relatives). In the third case, cum suos interfici viderent, with suos are meant the comrades. Three meanings of the same word in the same paragraph, due to the polysemy of the Latin sui. Let us stress the following. To think that sui has the same meaning in different occurrences is misleading, because it is always necessary to consider the context and the grammar.

For the background, read please  Julius Caesar and the Germans .

(**) A Latin Dictionary. Founded on Andrews' edition of Freund's Latin dictionary. revised, enlarged, and in great part rewritten by. Charlton T. Lewis, Ph.D. and. Charles Short, LL.D. Oxford. Clarendon Press. 1879. Available at http://www.perseus.tufts.edu/

Discussione
Perché considero la traduzione di questi due capitoli del De Bello Gallico importante?
La risposta è la seguente. Molte traduzioni Italiane, Francesi e Tedesche traducono il suos lasciando semplicemente "i loro" (ed equivalente in Francese e in Tedesco), senza specificare chi siano questi "loro".  L'Inglese che non ha la locuzione adatta per dire "i loro" (diciamo meglio, potrebbe essere un theirs, ma non è bella), si trova a dover usare un sostantivo, e, nella maggior parte delle traduzioni, il suos  risulta indicare i familiari. In alcuni pochi casi si trova friends o companions.
Ripetiamo, nel sui polisemico le traduzioni inglesi vedono il significato di famiglia. 
Faccio un esempio. Il testo è Commentaries on the Gallic War. Translated into English by T. Rice Holmes. Publication date 1908:  "but  the host of women and children (for they had left their country and crossed the Rhine with all their belongings) began to flee in all directions; and Caesar sent his cavalry to hunt them down. The Germans heard the shrieks behind, and, seeing that their kith and kin were being slaughtered, threw away their weapons, abandoned their standards, and rushed out of the camp." Da queste traduzioni in Inglese, si vede che Cesare è reso  come massacratore di donne e bambini. Ma non sono solo i traduttori inglesi. Ci sono traduzioni che lasciano "i loro", ma mettono delle note che dicono che "i loro" sono le donne e i bambini, come per esempio nella traduzione di Franco Manzoni per Mursia, 1989.

C'è però un autore antico, che ha riferito in dettaglio su Cesare e lo scontro con gli Usipeti e Tencteri,  e che legge il sui come i compagni d'arme, anzi, come i soldati a piedi, e questo autore è Cassio Dione. Ecco che cosa dice.
"Stando i Romani ne’ quartieri d’ inverno presso gli alleati, i Tencteri  e gli Usipeti, popoli di Germania, si perchè erano discacciati dagli Svevi, come anche perchè venivano invitati dai Galli, passato il Reno, fecero impeto sopra i confini dei Treviri. Quivi avendo essi trovato Cesare, ne rimasero spaventati, e s’indussero a spedire a lui ambasciatori, i quali facessero alleanza col medesimo, chiedendogli che assegnasse loro una qualche regione, o elle permettesse ai medesimi di occuparsela. Ma non avendo ottenuta alcuna, di queste due cose, sulle prime promisero, che di buon grado alle lor case se ne sarebbero ritornati, e addimandarono la tregua; e poscia vedendo, che Cesare si avvicinava con pochi soldati a cavallo, i quali erano sul fior dell’ età, non ne fecero essi gran conto, e pentitisi di quanto avevano fatto, sospesero la partenza , ed all impensata diedero addosso ai detti cavalieri romani  e da ciò preso coraggio determinarono di fare la guerra. Non fu tal cosa approvata da coloro, ch’erano d’età più matura. i quali portatisi da Cesare contro la volontà de' più giovani,  implorarono il perdono, gettando la colpa sopra pochi. Cesare li trattenne, fingendo, che fra non molto avrebbero ricevuta la risposta  e quindi se n’andò contro gli altri, che stavano dentro gli alloggiamenti, e diede loro l’assalto in tempo che  dopo il mezzodì se ne stavano in riposo, e non  si aspettavano veruna ostilità, sul riflesso che quei della lor parte erano a trattar con Cesare: e fatto improvviso impeto sopra i medesimi, uccise una gran quantità di soldati a piedi, i quali oltreché non aveano campo di prender le armi, venivano anche impacciati dalle mogli e dai figliuoli, che  stavano misti confusamente insieme vicino ai carri." A pagina 386 delle  Istorie romane di Dione Cassio Coccejano tradotte da Giovanni Viviani. Tomo primo. Dalla tipografia de' fratelli Sonzogno, 1823.
Notiamo che il testo greco parla proprio di soldati a piedi (τῶν πεζῶν).

Lasciate che vi mostri una parte di una traduzione moderna, dello stesso passo di Cassio Dione, fatta da Giuseppe Norcio, BUR, 1995.
"Intanto mosse contro gli altri, che meriggiavano sotto le tende e non si aspettavano un attacco, perché i loro vecchi si trovavano presso Cesare. Assalite le tende piene di soldati, che non ebbero neppure il tempo di afferrare le armi e stavano presso i carriaggi insieme alle donne e ai bambini, fece una strage."
Come potete ben notare, la traduzione moderna ha una forma molto diversa da quella del Viviani. Nella traduzione del Viviani, secondo Cassio Dione quelli che sono stati uccisi sono i soldati. Invece, nella traduzione di Norcio, l'ambiguità su chi siano gli uccisi è evidente.

Concludiamo, nel De Bello Gallico è descritto un combattimento a piedi avvenuto nel campo dei Germani. Vedendo che i loro compagni d'arme erano uccisi dai Romani, i Germani avevano cercato di fuggire e raggiungere le donne e i bambini, che erano già fuggiti, e per questo motivo Cesare aveva messo la cavalleria a seguirli.
Cesare non ci dice che cosa è successo alle persone raggiunte dalla cavalleria. In un altro passo del De Bello Gallico però, Cesare è più preciso. Parlando dello scontro coi  guerrieri dei Treviri dice "Quos Labienus equitatu consectatus, magno numero interfecto, compluribus captis, paucis post diebus civitatem recepit." Vuol dire che la cavalleria di Labieno ne ha ucciso molti e che parecchi sono stati fatti prigionieri (pochi giorni dopo lo scontro, i Treviri si sono arresi). Allora, anche nel caso degli Usipeti e dei Tencteri, avrà fatto dei prigionieri. Forse non era necessario neppure dirlo, perché donne e bambini erano automaticamente considerati come prigionieri. Nel caso dei Treviri era invece necessario dirlo perché si trattava di combattenti.
Essendo il suos l'accusativo di sui che nel dizionario Latino-Italiano o Latino-Inglese ha svariati riferimenti a gruppi di persone legati da vincoli di causa, ossia amicizia, politica, armi etc., la mia posizione è quella che le persone che i Germani hanno visto cadere siano stati i loro compagni d'arme e non i familiari.