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Benvenuti in queste pagine dedicate a scienza, storia ed arte. Amelia Carolina Sparavigna, Torino

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Saturday, July 18, 2020

Dumping


Il paese "frugale" ...

Dieci miliardi di dollari all’anno, 1,5 miliardi solo all’Italia. Sono i soldi che l’Olanda «sottrae» ai paesi dell’Unione europea (e al nostro), incassando imposte che spetterebbero ai suoi partner della Ue. I dati sono stati ricavati da Tax Justice Network esaminando le cifre pubblicate quest’anno dagli Stati Uniti e che descrivono in dettaglio dove le società americane hanno dichiarato i loro costi e profitti nell’Unione europea nel 2016 e nel 2017.
Invece di dichiarare gli utili nei paesi della...



Monday, March 25, 2019

Roman Coins

Solidus of Emperor Majorian
Courtesy Wikipedia

Bijzondere schat gevonden in de Betuwe: 41 goudstukken uit 460 na Christus
Het West-Romeinse rijk loopt op zijn laatste benen als iemand - vermoedelijk een plaatselijk Frankische militaire leider - in de Betuwe een schat begraaft van minstens 41 goudstukken. Anderhalf millennium later is die schat teruggevonden bij het plaatsje Lienden en vrijdagochtend is hij gepresenteerd in het Nijmeegse Museum het Valkhof.

Leggete anche sulle 400 monete d'oro trovate a Como

Thursday, March 21, 2019

Il tesoro di Como che vale un milione di lire

Lasciatemi ricordare il tesoro di Como, con il link 


 Il tesoro di monete d'oro di tarda epoca imperiale è stato recuperato durante lo sbancamento dell'ex-cinema Cressoni, nel cuore del centro storico di Como. L'annuncio è del  7 settembre 2018.
Sono monete d'oro, di circa 4,5 grammi ciascuna.
Il sito www.npr.org riporta quanto detto da Maria Grazia Facchinetti, archeologa. "They were stacked in rolls similar to those seen in the bank today." At a news conference, she said the coins have engravings of the emperors Honorius, Valentinian III, Leon I, Antonio and Libio Severo, and "do not go beyond 474 AD." "All of this makes us think that the owner is not a private subject, rather it could be a public bank or deposit," Facchinetti said.
Riporta la CNN, "We do not yet know in detail the historical and cultural significance of the find," said Culture Minister Alberto Bonisoli in a press release. "But that area is proving to be a real treasure for our archeology. A discovery that fills me with pride."
Ovviamente il valore storico sovrasta il valore del metallo, ed il Ministro Bonisoli si riferisce al tesoro culturale della regione.


La Repubblica del 10 settembre 2018 dice che "Anche un lingotto d'oro nell'antico tesoro trovato a Como, il ministro: "Scoperta epocale" La novità annunciata dagli archeologi della Soprintendenza della Lombardia alla conferenza stampa alla quale ha partecipato il ministro dei Beni Culturali Bonisoli."


E allora, come mai il titolo del post dove si parla di un tesoro che vale un milione di lire?
Ossia 516 euro. Neanche le caramelle ci compriamo. Eppure ... 

Un lettore mi ha segnalato un post sul tesoro di Como. L'autore è Jona Lendering. Lo dico per quelle persone che si interessando di archeologia, è la persona che gestisce il sito livius.org.
Ecco il link del post https://mainzerbeobachter.com/2018/09/11/schatvondst/
Lendering commenta, a proposito del tesoro di Como, un articolo del De Volkskrant, per correggerne il contenuto.

Vi riporto quanto dice Lendering a un certo punto
Ik zou zelf in elk geval niet hebben geschreven dat de waarde van de schat volgens Italiaanse media in de miljoenen loopt. ... Hiermee reduceer je, als krant, wetenschappelijk onderzoek tot een jacht op goud. In any case, I myself would not have written that, as according to Italian media, the value of the treasure is of millions. ... With this you, as a newspaper, reduce scientific research to a hunt for gold.

I giornali italiani che io ho consultato non hanno parlato di milioni di valore. Non ne hanno proprio parlato, almeno come titoloni, del valore in euro del ritrovamento. Hanno detto che il valore inestimabile della scoperta stava nella storia che le monete rappresentano. Forse Lendering è finito sul sito della Provincia di Como., che mi par l'unico che titola di milioni. Forse in base a questo titolo, Lendering lascia intendere, con quanto dice, che sia stato un approccio sistematico della stampa italiana, per lanciare una "caccia al tesoro".

La perla non è tanto quanto detto sopra. E' in un commento.

SEPTEMBER 11, 2018 OM 5:31 PM
Vladimir Stissi
Het lijkt me overigens sterk dat deze schat miljoenen waard is, dat is weer een typisch staaltje overdrijving — van wetenschappers die zelf niet beseffen dat ze het daarmee hun discipline alleen maar lastiger maken. By the way, it seems hard to me that this treasure is worthing millions, and that is another typical exaggeration - from scientists who themselves do not realize that it only makes their discipline more difficult.

 SEPTEMBER 11, 2018 OM 5:35 PM
Jona Lendering
Lires, Vladimir, lires.

 SEPTEMBER 11, 2018 OM 6:19 PM
Robert
Lires? Waarom lires? Italië heeft toch ook de euro? Gezien de opbrengst van vergelijkbare muntschatten (maar met veel hogere gehaltes zilver en brons) in het verenigd Koninkrijk zie ik de claim niet als overdreven. Lire? Why lire? Italy also has the euro?! Given the yield of comparable coin treasures (but with much higher levels of silver and bronze) in the UK, I do not see the claim as an exaggeration.

Grazie Robert. Un grazie di cuore. 


Tuesday, March 19, 2019

Tesoretti di monete celtiche

Ho scritto alcuni post sui tesoretti (hoards) - ma anche tesori - di monete che ogni tanto vengono rinvenuti da persone armate di metal detector o durante lavori edili. Queste monete sono di estremo interesse storico. Spesso presentano "clipping" (tosatura in Italiano), ossia mancano di parti o il loro bordo è stato limato, per "alleggerirle" del metallo prezioso, oro od argento, di cui sono fatte. Il clipping delle monete è comune a TUTTE le circolazioni monetarie. Anche  i celti clippavano.


E' cominciata a circolare una notizia - guarda caso il 15 Marzo - che monete trovate in Olanda siano prove inoppugnabili della presenza di Cesare, proprio in Olanda. Queste monete sono di tipo celtico. Mi sembra che si insista molto sul fatto che esse siano state coniate nel 51 aC, ultimo anno utile per la presenza di Cesare nelle Gallie. La geografia del De Bello Gallico è molto vaga, e quindi l'area del ritrovamento potrebbe essere ben fuori dall'area dove Cesare aveva combattuto.
Sarebbe interessante capire come si possa essere certi del conio nel 51 aC. Mi pare si accampi il fatto che i Germani coniavano moneta per pagare i soldati per combattere Cesare (solo Cesare?). Ma questo, allora, sarebbe vero anche per gli anni precedenti. Inoltre, sarebbe utile conoscere il grado di clipping e debasement (*) delle monete ritrovate. L'immagine che vedete sopra mostra monete proprio di un tesoretto olandese accampato come prova; esse presentano clipping, segno che circolavano già da un po'.
Mi è doveroso notare che alcuni studiosi ritengono che i tesoretti trovati nel nord Europa possano essere stati delle offerte votive.

Debasement significa svalutazione. Se la moneta subisce clipping allora è soggetta ad una svalutazione. Ossia, il suo valore nominale resta inalterato ma la corrispondenza valore nominale valore reale è cambiato, poiché la quantità di metallo prezioso si è ridotta. Il debasement avviene anche quando si conia la moneta con un percentuale di metallo prezioso inferiore a quella che dovrebbe essere. 

Saturday, March 9, 2019

Un Cesare Chiaramonti a Leida (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden)

Mi riferisco ad un busto di Cesare che è conservato al Museo di Antichità di Leida.
https://www.rmo.nl/museumkennis/klassieke-wereld/romeinen/julius-caesar/
Il museo possiede due busti. Uno è molto rovinato.
Dice il Museo di questo busto: "Het Rijksmuseum van Oudheden heeft nog een tweede portret van Caesar. Deze marmeren kop (tweede afbeelding) is vrij zwaar gehavend. Het voorhoofd is horizontaal ingekerfd en de kin en de neus zijn grotendeels weggeslagen. De verdwenen neus was trouwens niet de oorspronkelijke; een rond gat bewijst dat er ooit met behulp van een ijzeren pen een nieuwe op is gezet. De hals is schuin afgebroken. De kop zou afkomstig zijn van de Hunerberg in Nijmegen, maar dat is niet zeker. Hij is in 1931 als onderdeel van het legaat van P.A. Gildemeester in het museum terechtgekomen. Hoe hij eraan kwam, is niet bekend; vermoedelijk heeft hij de kop bij een kunsthandel gekocht. Op de Hunerberg in Nijmegen lag tussen 71 en circa 104 na Chr. het kamp van het Tiende Legioen, dat oorspronkelijk door Caesar is opgericht. Het zou dus niet verwonderlijk zijn als in deze legerplaats een beeld stond van de legendarische stichter." "The National Museum of Antiquities has a second portrait of Caesar, this marble head (second image) is quite heavily damaged, the forehead is notched horizontally, and the chin and nose are largely smashed away. The missing nose was not the original one. A round hole proves that with an iron pen a new nose had been set up, the neck is cut off obliquely. The head would come from the Hunerberg in Nijmegen, but that is not certain. It was in 1931, as a part of the legacy of P.A. Gildemeester in the museum. How he got it is not known; presumably he bought the head at an art shop. On the Hunerberg in Nijmegen, between 71 and circa  104 AD, there was the camp of the X Legion,a legion originally established by Caesar. So it would not be surprising if there was a portrait of the founder, in this camp. "

Il Cesare di cui si parla lo vedete a sinistra nell'immagine seguente. Ma di che Cesare si tratta? Ossia, di quale tipo di ritrattistica antica di Cesare? Alcuni ritratti di Cesare sono come quello del Museo Chiaramonti (Musei Vaticani), e lo vedete a destra. Altri sono come quello del tipo Tuscolo, oggi al Museo Archeologico di Torino. Ho provato a miscelare il ritratto di Leida con quello di Tuscolo - e potete vedere il risultato al link - ma è molto meglio se si usa il ritratto Chiaramonti. 



L'immagine è un morphing dal busto Leida al Chiaramonti. Guardate i capelli, gli occhi, la bocca, e la forma stessa della testa. E' un Chiaramonti.



Ho fatto in precedenza alcuni morphing anche con altri busti, ma ora mi sono convinta per il Chiaramonti.  Come mai non ho apprezzato subito nel busto di Leida un Chiaramonti? C'è un motivo. Il Museo di Leida ha commissionato una ricostruzione in 3D, di cui discussi abbondantemente, nella quale chi ha fatto la ricostruzione ha usato il busto di Tuscolo per ricostruire le parti mancanti del viso, e questo è stato fuorviante.
Peccato non aver puntato sul Charamonti. Il risultato sarebbe stato molto migliore, e anche più corretto dal punti di vista della comparazione stilistica dei busti. 



Ecco come poteva apparire in origine il busto di Leida, se lo pensiamo del tipo Chiaramonti.
In effetti, il naso del Chiaramonti è un restauro moderno, come anche il profilo della bocca. Ma non per questo è possibile usare il Tusculum.


Il  Cesare Chiaramonti è un busto di Gaio Giulio Cesare, in marmo bianco lunense, altezza totale 52 cm (il solo volto h. cm 26). Databile all'età augustea (44-30 a.C.). Oggi conservato nei Musei Vaticani (Museo Pio Clementino, Galleria dei busti, inv. 713). Questa testa di Cesare, insieme al ritratto conservato al Camposanto Monumentale di Pisa, è riconosciuto unanimemente come ritratto di G. Giulio Cesare e viene detto "Chiaramonti-Pisa". Nel 44 a.C. il Senato di Roma decise che Cesare avrebbe avuto una sua statua in ogni tempio di Roma e dell'Italia (Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XLIII, 14 e 45; XLIV, 4).
Da https://it.wikipedia.org/wiki/File:Gaius_Iulius_Caesar_(Vatican_Museum).jpg

La folta capigliatura del Cesare Chiaramonti non era quella di Cesare, che notoriamente, per pronunciata calvizie, usava pettinarsi riportando i capelli in avanti.  Sul Chiaramonti c'è una capigliatura come quella di Ottaviano Augusto, segno che Augusto voleva avere delle statue di Cesare che fossero a lui somiglianti il più possibile. La mamma di Ottaviano, Azia, era la figlia della sorella di Cesare, Giulia minore, e di Marco Azio Balbo; Ottaviano, pertanto, era pronipote di Cesare.
Insomma, c'era aria di famiglia.

Su Augusto. http://www.storiainrete.com/9380/in-primo-piano/dal-senato-ai-tweet-in-latino-cosi-augusto-invento-la-politica/
"Fin qui il politico. Ma l’uomo? Un attentatore arrivò a tiro di daga, ma fu bloccato dalla dolcezza aliena del suo sguardo. Scultori e bronzisti hanno consumato molto materiale per tramandarne le fattezze. Un eterno ragazzo, fuori dal tempo, con le ciocche ribelli, color sabbia, sulla fronte pensosa, corazzato per una parata di trionfo, più che per una battaglia vera. Un sacerdote dei riti. Una padre della famiglia e della patria. Un custode delle tradizioni."


Secondo le descrizioni degli storici, Ottaviano Augusto aveva gli occhi azzurri, di un colore intenso,  capelli castano chiarissimo, quasi biondi, inoltre si diceva fosse molto bello. Insomma, un bjuŋd, che, in Piemontese, non significa solo "biondo", significa anche "bello". Doveva somigliare a Cesare, altrimenti il suo rimarcarne il legame familiare non avrebbe avuto senso. 

Tuesday, February 26, 2019

Romans at Katwijk

Archaeologists have found the remains of a road of Roman time at Katwijk. Remains of an associated Roman settlement have been found too. This settlement was made of houses and a system of canals.
https://historiek.net/romeinse-weg-nederzetting-katwijk/83135/
In the image at the web site Historiek, Jeroen Loopik, ADC, shows a part of a wooden post from the Roman road. "The roadside ditches and the vertical wooden poles - which served to prevent the road from subsiding - are still present after almost 2000 years. Some of the oak posts are man-high. This Roman road probably dates from the year 125 AD."
The excavations at Katwijk are part of researches concerning the Roman Limes, at the northernmost border of the Roman Empire on the Rhine. The excavation are carried out by ADC Archeoprojects from Amersfoort, Leiden University and volunteers, will take a few weeks.

See also the post on Brittenburg.

Wednesday, February 6, 2019

Dante in Olanda


De Goddelijke Komedie in nederlandsche ... by Dante Alighieri

Pagina 9: il testo esatto, secondo la lezione che seguo, è "sì che parea che l'aere ne tremesse." (latinismo per "vibrare"), non "ne temesse". Il "tremesse" è proprio uno dei punti focali del mio "Suono E Silenzio Nella Divina Commedia: Alcuni Esempi Dall’Inferno Dantesco (Sound and Silence in the Divine Comedy: Some Examples from the Dantean Hell)".

Il traduttore della  Goddelijke Komedie in nederlandsche , Joan Bohl avvocato in Amsterdam si deve essere basato su quei libri italiani che leggono appunto "temesse", come il Sapegno. Io seguo la lezione del Petrocchi.

Vediamo tre belle sfide - in un oceano di belle sfide - che Bohl ha dovuto affrontare. Ovviamente ci sono le "anime prave" di Caron dimonio.

Un vecchio, bianco per antico pelo,
Gridando: Guai a voi, anime prave!
Wiens sneeuwwit haar zijn ouderdom liet gissen,
Hij schreeunde luis: Wee u, bedorven wichten!
Guai a voi, creature malvagie!

Ecco come se la cava col "ringhia" ed "avvinghia" di Minosse. 

Stavvi Minös orribilmente, e ringhia:
Esamina le colpe nell' entrata:
Giudica e manda, secondo ch'avvinghia.
Afschuüwlijk stond Minos hier, knarste, en spoorde
De schulden na bij ieders komst. Hij richtte,
En zond, met staart-gedraai, naar lager oorde.

In questo caso, il ruolo della rima Dantesca che lega "ringhia" con "avvinghia" è schiacciante. Notate anche le "virgole" più belle della letteratura. Bohl ha mantenute le virgole, saggiamente, ed ha trovato la rima.


Minosse al Monumento a Dante di Trento

Ed infine Bohl è stato bravissimo nel tradurre le parole di Francesca da Rimini.

Min, die geen minnaar  kwijtscheldt 't Min-verlangen,
Greep mij voor hem zoo sterk met welbehagen,
Dat, naar gij ziet, ik hem nóg aan blijf hangen.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
Mi prese del costui piacer si forte,
Che, come vedi, ancor non m'abbandonna.

Tuesday, February 5, 2019

Brittenburg

Brittenburg: Verdronken hoeksteen van het Romeinse Rijk,
Tom Buijtendorp.  ISBN: 9789088907586. Imprint: Sidestone Press
https://www.sidestone.com/books/brittenburg

From the Middle Ages until the end of 18th century, mysterious ruins regularly appeared on the  Katwijk coast. It was a fact displayed on Dutch maps. According to ancient literature, a Roman fort - Brittenburg - must have been located there. For centuries, people searched for the fort.  In 1960, some divers performed underwater investigation in vain. Today, a book reopens the "cold case".


Brittenburg (Arx Britannica or Castellum Britanicum) in an Ortelius Map (Abraham Ortelius, 1527-1598). The map was made for Lodovico Guicciardini's description of Nederlanden.  Guicciardini, 1521-1589, was an Italian writer and merchant from Florence who lived primarily in Antwerp from 1542 or earlier. To see his book, use the link https://amshistorica.unibo.it/185.

Wikipedia tells that Brittenburg was visible on the beach between Katwijk aan Zee and Noordwijk aan Zee after storms in the years of 1520, 1552 and 1562. "It was originally a large complex located at the mouth of the Oude Rijn, which today is believed to be about a kilometer westwards (offshore in the North Sea) of the current location of the European Space Research and Technology Centre." 

A detailed discussion of Brittenburg, that is, about old documents and maps  is also given by the author of the new book, Tom Buijtendorp, at

Besides Ortelius Map, there is another map quite interesing where we can see the fort in the landscape.


It is a painting of the Brittenburg fort in Katwijk aan Zee, 17th century. Courtesy Rijksmuseum van Oudheden . The caption tells: "After a storm in the 16th century, the remains of what is believed to have been a Roman structure became visible. They have not been seen since, although extensive archaeological research has taken place." The castle looks different from Ortelius' one. In any case, note the white labels. They are reporting the cardinal directions. We can use them to rotate due North  the map. Here the result (a little bit of Retinex to see the ruins...).



It looks like a satellite image. Actually, I find this cardinal orientation of the fort - if it is so - very interesting. I am not surprised to find a Roman fort - or a Roman colony - having a perfect cardinal orientation, or an orientation of the main axis to sunrise or sunset on specific days of the years (see for instance, the discussions about Timgad and Hardknott fort in Britannia).
From its square layout it seems a Roman fort (circular structures had been added during middle ages). As told by the article: "Gezien de strandbreedte van circa 130 meter bij laag water, strekten de waarnemingen zich dus minimaal over die lengte uit. Kennelijk was de Brittenburg aanzienlijk groter dan het 240 voet (75 meter) lange gebouw dat op latere plattegronden staat afgebeeld.". So let us estimate a size of about 75 meters. It could have been a fort smaller than the Hardknott fort, that you can see in the next image. From gate to gate, we have 112 meters. It seems that Brittenburg had inside a structure like the central part we can see in the Hardknott fort.

Hardknott Fort. Courtesy Google Earth,


Site http://www.rodinbook.nl/indexbrittenburg.html is giving a map, on which surveying directions are given too. It seems from this map that the orientation of Brittenburg was not cardinal (a deviation of about 14° is given). Actually, as explained by Wikipedia, the old picture by Ortelius for Guicciardini was used later for such a land surveyor's draft. "The current location of Brittenburg fort is controversial" this is adding the above mentioned site, which continues "The general view is that the ruins are somewhere under the sea near Katwijk. My view is that Brittenburg is still on the coast near Katwijk. The compass direction and the distance to Katwijk as indicated on the oldest map have not been subject to coastal erosion. ... Calculations based on the data on this surveyor's plate show that the Brittenburg should be located near the current canal. ... Hope exists that Brittenburg can be found." The read of Buijtendorp's book will be quite interesting to learn his point of view concerning the location of the fort, and his discussion about the layout and orientation of Brittenburg.
In fact, the search for the Roman Fort is still open.

In any case, there is a curious story concerning the Katwijk coast, Caligula and the Tower of Kalla, a Roman lighthouse. Suetonius wrote it. According to Wikipedia, the emperor lined up his soldiers and artillery on the beach and declared war on Neptune. After that Caligula claimed victory over the sea, he commanded his men to collect shells as war booty. As a monument to this victory he built a tall lighthouse. People called this tower, the "Kalla's tower" (Kalla = Caligula).

OK, more or less. He had not declared war on Neptune indeed. Suetonius tells: "Postremo quasi perpetraturus bellum, derecta acie in litore Oceani ac ballistis machinisque dispositis, nemine gnaro aut opinante quidnam coepturus esset, repente ut conchas legerent galeasque et sinus replerent imperavit, "spolia Oceani" vocans "Capitolio Palatioque debita," et in indicium victoriae altissimam turrem excitavit, ex qua ut Pharo noctibus ad regendos navium cursus ignes emicarent; pronuntiatoque militi donativo centenis viritim denariis, quasi omne exemplum liberalitatis supergressus: "Abite," inquit, "laeti, abite locupletes." "
"Finally, as if he intended to bring the war to an end, he drew up a line of battle on the shore of the Ocean, arranging his ballistas and other artillery; and when no one knew or could imagine what he was going to do, he suddenly bade them gather shells and fill their helmets and the folds of their gowns, calling them "spoils from the Ocean, due to the Capitol and Palatine." As a monument of his victory he erected a lofty tower, from which lights were to shine at night to guide the course of ships, as from the Pharos. Then promising the soldiers a gratuity of a hundred denarii each, as if he had shown unprecedented liberality, he said, "Go your way happy; go your way rich." "
The lofty tower mentioned by Suetonius suggested that Brittenburg were a lighthouse.

Cassius Dio tells the following. "And when he [Caligula] reached the ocean, as if he were going to conduct a campaign in Britain, and had drawn up all the soldiers on the beach, he embarked on a trireme, and then, after putting out a little from the land, sailed back again. Next he took his seat on a lofty platform and gave the soldiers the signal as if for battle, bidding the trumpeters urge them on; then of a sudden he ordered them to gather up the shells. Having secured these spoils (for he needed booty, of course, for his triumphal procession), he became greatly elated, as if he had enslaved the very ocean; and he gave his soldiers many presents. The shells he took back to Rome for the purpose of exhibiting the booty to the people there as well."

It seems that Caligula intended to have a campaign in Britannia, and that this campain was aborted for some reason on the shore of the ocean. His actions were derided by ancient historians, in particular in describing the order to collect seashells.

"While repeating the earlier stories, the later sources of Suetonius and Cassius Dio provide additional tales of insanity. They accuse Caligula of incest with his sisters, ... They state he sent troops on illogical military exercises ... and, most famously, planned or promised to make his horse, Incitatus, a consul, and actually appointed him a priest. The validity of these accounts is debatable. In Roman political culture, insanity and sexual perversity were often presented hand-in-hand with poor government. Caligula's actions as emperor were described as being especially harsh to the senate, to the nobility and to the equestrian order. According to Josephus, these actions led to several failed conspiracies against Caligula. Eventually, officers within the Praetorian Guard led by Cassius Chaerea succeeded in murdering the emperor. ... The situation had escalated when, in 40 AD, Caligula announced to the Senate that he planned to leave Rome permanently and to move to Alexandria in Egypt, where he hoped to be worshiped as a living god. The prospect of Rome losing its emperor and thus its political power was the final straw for many. "

We have already stressed the importance of Alexandria in
https://stretchingtheboundaries.blogspot.com/2019/01/dopo-azio.html
Caligula was insane to think he could change the course of history, moving his seat from Rome to Alexandria in Egypt. The Senate could tolerate a horse among the senators, not a seat of the empire different from  Rome.

Friday, January 25, 2019

Laurens Reael a Galileo Galilei

Laurens Reael (1583-1637). Funzionario degli Stati Generali ed esperto praticante delle discipline sperimentali, nonché vice Ammiraglio e governatore dei possedimenti olandesi nelle Indie Orientali, Laurens Reael (Lorenzo Realio) fu uno dei principali interlocutori di Galileo (1564-1642) nelle trattative per la cessione alle Province Unite del metodo galileiano per stabilire la longitudine in mare. 


Con questa lettera risponde il Realio alla lettera di Galileo del 15 agosto del precedente anno, essendo stato impedito dal rispondere più sollecitamente da quelli impedimenti dei quali parla l' Ortensie nelle precedenti. 

LORENZO REALIO A GALILEO GALILEI
Amsterdam, 3 Marzo 1637

Non mi è mai bastato l'animo di sperare una felicità tanto grande, che di poter fare alcun servizio e cosa grata a V. S. Illustris. , persona da me sempre stata tanto stimata e pregiata , quanto il suo divino ingegno , accurato giudicio ed ingenui concetti appresso tutto il mondo meritano. Ho ricevuto la sua dalla Villa d'Arcetri in data de' 15 agosto 1636, accompagnata da quella stupenda invenzione per poter con ajuto di Giove e delle Stelle Medicee suoi Satelliti aver ogni notte accidenti diversi , e tali che ciascheduno sarebbe non meno accomodato , anzi molto più , che se fussero tanti Ecclissi Lunari per l' invenzione della Longitudine , della quale a V. S. Illustriss. è piaciuto per la mia mano fare offerta in libero dono agli Illustriss. e Potentissimi Ordini Generali delle nostre unite Repubbliche. Lasciando dunque di puntualmente rispondere a quella di V. S. Illustrissima , e principalmente all' encomio tanto grande , che a lei della mia bassezza è piaciuto fare , dirò solamente , che io l' assicuro, che avrebbe forse potuto trovare più dotto e atto a questo negozio , ma più affezionato , zeloso e ardente di me nessuno.
Avendo dunque fatta una traslazione della sua relazione nella nostra vernacula lingua, me ne sono presentato avanti questi Potentissimi SS. con questo suo da me tanto stimato dono; il quale con gran maraviglia prima , e poi con maggior affetto e benevolenza da loro fu ricevuto; come la Signoria V. Illustriss. .... E come a questo fine me ne trasporterò all' Aja , cosi prego la Signoria V. Illustriss. con un poco di pazienza aspettarla colle mie al suo tempo , ed in tanto non lasciar di comunicare col Sig. Ortensio tutto quello, che potrebbe aver preparato per perfezionare un' impresa al ben comune tanto utile , ed importante. E con questo umilmente le bacio le mani.

Bellissima lettera scritta a Galileo in Italiano.

Ma c'è una curiosità che ho trovato nel libro The multilingualism of Constantijn Huygens (1596-1687). Christopher Joby. Amsterdam University Press, Nov 4, 2014.

"In Huygens's correspondence he included the occasional Italian word or phrase in letters to his parents. In 1625 he wrote a letter in Italian to Lorenzo Reali[o], who had previously written to Huygens in Italian. Huygens's correspondent was in fact Laurens Reael, ... Like Huygens, he clearly excelled in languages, and it probably did not seem so strange for them, despite both being Dutch, to correspond in Italian."

Quindi, Reael non usava l'Italiano solo con Galileo, ma lo usava anche per scrivere a Huygens (il papà di Christiaan).

Christiaan Huygens

Christiaan Huygens  (L'Aia, 14 aprile 1629 – L'Aia, 8 luglio 1695) è stato un matematico, astronomo e fisico olandese, fra i protagonisti della rivoluzione scientifica. Come astronomo, nel 1655, adoperando un telescopio rifrattore di propria fabbricazione, scoprì la maggiore luna di Saturno, Titano,  e teorizzò che Saturno fosse circondato da un anello sottile e piatto, non collegato al pianeta, inclinato rispetto all'eclittica (Annulo cingitur, tenui, plano, nusquam cohaerente, ad eclipticam inclinato). Nello stesso anno osservò la Nebulosa di Orione. Huygens era conosciuto nella letteratura in Italiano come Ugenio.


Saturday, January 19, 2019

Thorbecke



Johan Rudolph Thorbecke

Johan Rudolf Thorbecke (1798 – 1872) è stato un politico olandese, tre volte primo ministro dei Paesi Bassi. Dopo aver studiato Letteratura classica e Filosofia ad Amsterdam e in Germania gli viene offerta la cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali all'Università di Gand.
A seguito dei moti del 1848 il re Guglielmo II nomina Thorbecke a capo di un comitato incaricato di rivedere la costituzione. Le proposte di emendamento di Thorbecke, che limitavano i poteri del sovrano introducendo elezioni dirette e la libertà di religione, vennero approvate dal Parlamento e la nuova Costituzione olandese venne proclamata il 3 novembre 1848.

Ecco la sua tesi di Dottorato
Johannis Rudolphi Thorbecke commentatio de C. Asinii Pollionis vita et studiis doctrinae
Hazenberg, 1820

Friday, January 11, 2019

Limes and Computers

In order to protect their empire against hostile tribes, the Romans, from 40 to 240 AD, maintained a huge line of fortifications. It was the "limes" that also run through the Netherlands, from the North Sea to Nijmegen (Noviomagus). Along this line soldiers needed supplies. "Obviously the supplies had not to come from Rome, but mainly from the neighborhood", observed Mark Groenhuijzen from the Free University who investigated the limes and supplies and the network required to support them. In his investigations, Mark uses computer models to find the best solution in the framework of logistics parameters (M. Groenhuijzen, Palaeogeographic analysis of the Dutch part of the Roman limes and its hinterland (Leiden 2018)).

Many thanks to R. Essers for the reference and the link
https://www.nemokennislink.nl/publicaties/computer-berekent-bevoorrading-van-de-romeinen/





Monday, January 7, 2019

I Batavi

Nuovo dizionario geografico universale, statistico, storico, commerciale, Volume 1, Part 2


di Giuseppe Antonelli, 1827

BATAVI, popoli che si crede facessero parte anticamente della nazione dei Catti, aventi allora il nome di Batti o Battes. Dopo una guerra civile, essendosi gettati sopra terre quasi coperte, o almeno tutte cinte dalle acque che si trovavano fra l'imbocc. del Reno, del Vahal e della Mosa, essi aggiunsero al loro originario nome la sillaba aw, significante acqua o palude, porgendo con ciò un'idea della loro nuova situazione. Questo paese era stato poscia per qualche tempo abbandonato da suoi primi signori, che si erano associati alle scorrerie dei Cimbri e dei Teutoni; e da suoi nuovi padroni, prese il nome di Insula Batavorum. – Gli autori variano sulla prima origine dei batavi. E certo però che 54 anni prima dell'era mostra, essi formavano già un popolo possente, allorché Cesare avanzossi fino a questa estremità della Gallia. Si estesero ancora di qua della loro isola, fra il Vahalis al Nord, e la Mosa al Sud. Le antiche cronache chiamano Batos, il capo di questo stabilimento. Quantunque Tacito non nomini che una sola città, parlando dei batavi, si può presumere che ne avessero molte. Forse l'Oppidum Batavorum, di cui parla, era la piazza più importante, come poscia lo divenne Neomagum o Noviomagus. I batavi erano potenti, ed i romani molto estimavano la loro cavalleria, specialmente pel modo con cui addestravano i loro cavalli, che passavano a nuoto i fiumi senza rompere le loro fila, manovra che molte volte decise della vittoria. – Furono le coorti batave quelle che caricarono le prime alla battaglia di Farsalia. Gli imperatori ebbero tanta confidenza nella fedeltà dei batavi, che furono ammessi nella coorte pretoriana, destinata a custodire le loro persone. La riunione dei fiumi che si riscontravano nel loro paese, e la facilità che avevano i romani di servirsene per rimontare nella Germania, fatta avevano della loro isola la riunione ordinaria degli eserciti romani che si avanzavano nelle Gallie. I batavi furono per molto tempo amici dei romani. Sotto i regni di Augusto, di Tiberio, di Caligola, di Nerone e di Claudio, rimasero costantemente attaccati al servizio degl'imperatori. Ma allorché Vitellio e Vespasiano si disputavano l'impero, alcune nazioni germaniche avendo tentato di ricuperare la loro libertà, anche i batavi ne seguirono l'esempio. Uno dei primi individui della loro nazione, chiamato Claudio Cirilide [Claudio Civile, Gaius Iulius Civilis], dopo aver dimorato per lungo tempo a Roma, dichiarossi apertamente contro Vitellio, battè nel primo combattimento i romani, e fece in seguito portare alla testa delle sue truppe le aquile romane tolte in questa prima battaglia. Il suo esercito fu ben presto rafforzato dai corpi dei batavi al servizio dell'imperatore, ed ebbe per qualche tempo felici successi; ma dopo l'arrivo di Cerealide [Quintus Petilius Cerialis o Cerealis], generale romano, egli combattè con assai meno vantaggio, anzi, facendo ripassare alle sue truppe uno dei rami del Reno, ritirossi nell'isola; ruppe la diga che Druso aveva fatta costruire, e diede con ciò origine ad un nuovo braccio del fiume, quello ch'è oggi chiamato il Leck, che si getta nella Mosa verso la sua imboccatura. La guerra poi terminò con un trattato onorifico pei batavi. Questo popolo, rientrato nel l'amicizia dei romani, servì con zelo i loro imperatori. Furono veduti sotto Adriano passare a nuoto il Danubio nella Pannonia, e cagionare con questo tratto coraggioso tanto spavento ai nemici, che più non osarono di combattere. Da questo istante, i batavi racquistarono il dritto di rientrare nelle coorti pretoriane. Qualche tempo dopo, essi acquistarono maggiori diritti alla stima di Settimio Severo, disarmando gli assassini di Pertinace, suo predecessore. Da quel tempo si formarono in Germania diverse leghe contro i romani, aumentandosi l'audacia dei nemici per la conosciuta debolezza degl'imperatori. I batavi però rimasero lungamente fedeli ai romani. Il loro paese fu esposto in progresso alle  invasioni di taluno dei popoli barbari che da ogni parte si gettavano sulle terre dell'impero. I franchi, i borgognoni ed i visigoti, essendosi stabiliti nelle Gallie, non si fece più menzione dei batavi come facenti un popolo separato, e il loro nome dappoi più non ritrovossi che sulle aquile della coorti, che servivano negli eserciti romani, e che stavano di guarnigione nelle Gallie, in Italia, e fino in Oriente. I romani accordarono ai vecchi soldati di questa nazione delle terre nelle Gallie, nella Rezia e sul Danubio. Finalmente essa si rifuse in parte in quella dei franchi, ed in parte conservossi nel paese chiamato Betuwe. Gli olandesi moderni furono i primi discendenti dagli ultimi batavi antichi.
BATAVI (ISOLA ), Batavorum insula, is. nella quale abitavano principalmente i batavi, formata dal Vahalis al S., e da un ramo del Reno al N., che, unitamente al Vahalis, si congiungevano poscia con la Mosa. Qualche storico asserisce che i suoi primi abit. vi fossero trasportati dai cimbri e dai teutoni, allorchè questi si gettarono sulle terre dei romani. Sembra dunque che questa is. fosse libera, quando i batavi, che, secondo Tacito, facevano parte della nazione dei catti, scacciati da quest'ultimi, vennero a stabilirvisi. Cesare ve li trovò, 54 anni dopo, che già formavano una pop. possente, estendendosi anche oltre l'isola.
BATAVI (CITTA'), Batavorum oppidum o BATENBURG, città ch' esser potrebbe la stessa indicata da Tolomeo col nome di Batavodurum, diversa da quella di Tacito.

Friday, January 4, 2019

La notte che la legione partì (i Batavi e la Legione XIV a Torino)

Vi prego di leggere questo post, perché vi faccio vedere come un fatto storico finisca con l'essere stravolto. Fatemi partire dal caso.

Mi è stato segnalato questo articolo molto interessante, dal titolo "Il cuore celtico di Iulia Augusta Taurinorum - Analisi degli orientamenti astronomici di Torino" che trovate al link. L'articolo vi racconta tante cose di Torino.
Un esempio. Lo sapevate che i Batavi, ausiliari dell'esercito Romano, sono stati di stanza a Torino?
I Batavi erano una tribù germanica, secondo Tacito appartenente al popolo dei Catti, che viveva negli attuali Paesi Bassi, nell'area del delta del Reno. Dall'articolo summenzionato: Torino venne "Parzialmente distrutta da un incendio provocato, secondo Tacito, dai mercenari Batavi durante i contrasti fra Otone e Vitellio; nel 69 d.C. la colonia venne nuovamente riedificata e furono aggiunti nuovi isolati. ... ". Nell'articolo troviamo anche che la "cinta muraria, sovrapposta al “quadrilatero” pomeriale iniziò a prendere forma solo tra il 50 e il 70 d.C.".
Cercando qualcosa su questo incendio, trovo il seguente passo al sito di Archeocarta. Si legge: "Gli avvenimenti militari del 69 nell’ambito della guerra civile tra Otone e Vitellio, ed in particolare dello scontro tra soldati romani ed ausiliari batavi di stanza a Torino, sono stati messi in relazione con il primo di tali incendi."  E quindi, vediamo che non c'erano solo i Batavi, c'erano anche i soldati romani ed era avvenuto uno scontro tra fazioni.

A questo punto mi son chiesta se è stato un incendio casuale dovuto allo scontro avvenuto in città. Cerco ancora. Storia di Torino: dalle origini ai nostri giorni, Volume 1, Enrico Gianeri. Piemonte in bancarella. 1973. Si dice che nel 69 d.C. un'altra disgrazia colpisce Torino. "Racconta Tacito che Vitellio, quando travolse il rivale Ottone, rinviò in congedo gli alleati Batavi, germanici rozzi ed orgogliosi, biondi alti e rissosi, che erano al seguito della XIV Legione. Disgraziatamente quelle orde sostarono a Torino. Un Batavo, probabilmente alticcio ...". I vini del Piemonte danno alla testa?
Non anticipo ancora nulla e quindi vi prego di continuare.

In riferimento alla descrizione del teatro romano della città, si dice. "Venne distrutto da un incendio nel 69 d.C., conseguenza di una zuffa scoppiata in città dovuta alle coorti ausiliarie dei Batavi che erano di passaggio per ritornare alle loro case dopo la vittoria in Roma di Vittelio si Ottone". A Pag.142, Torino. Storia e misteri di una provincia magica. Danilo Tacchino. Edizioni Mediterranee, 2007. Come vedete, in questo passo la Legione XIV, fatta da romani, è sparita. La zuffa i Batavi con chi l'hanno fatta?

Ed ancora dalla Stampa di Torino, Storie di città di Bruno Gambarotta, Pubblicato il 23/01/2009. "A cominciare dal 69 dopo Cristo, stando al racconto di Tacito, quando opposte fazioni si scontrarono per decidere la successione a Nerone, le coorti favorevoli a Otone e i Batavi a Vitellio. Questi ultimi, costretti a sloggiare, lasciarono i fuochi accesi nell'accampamento e la città andò a fuoco." La frase attribuisce l'incendio ai Batavi.
Ed infine. Da La Storia Raccontata ... del sacerdote Giovanni Bosco. Ecco il link. 18ª Edizione, TORINO, 1887 "Dopo il fatto d'armi di Bebriaco, mentre una parte dell'esercito doveva partirsi da Torino e ricondursi in Bretagna, accadde che un insolente soldato Batavo prese ad insultare con parole ingiuriose un artefice Torinese per cagione del prezzo di un suo lavorìo. Un Britanno alloggiato in casa dell'artefice prese vivamente la difesa del suo ospite. In breve si aumentò il numero dei tumultuanti, e i Britanni (Inglesi) prendendo le parti del loro legionario, venivano già alle mani coi Batavi, che difendevano il loro milite, quando si interposero due coorti pretoriane prendendo le parti dei Britanni. Parecchi rimasero uccisi da ambe le parti; e i Batavi vedendosi costretti a partirsene appiccarono il fuoco alla città di Torino, che in grande parte incenerirono. Ciò non ostante i Torinesi continuarono a mantenersi fedeli ai Romani imperatori."

Non erano Britanni, o Inglesi, come dice Don Bosco, ma soldati romani della XIV legione che erano stati richiamati da Nerone dalla Britannia. Anche i santi sbagliano... come tutti.
Infatti, tutto ciò che è detto negli estratti dati sopra è in piccolissima parte vero.
Attribuire ai Batavi l'incendio e dipingerli come barbari è FALSO, e si è volutamente FALSATO ciò che dice Tacito, che afferma tutt'altro!

Prima di veder che cosa dice effettivamente Tacito, leggiamo ancora un passo da "Torino come centro di sviluppo culturale: un contributo agli studi della civiltà italiana", Federico Navire, Peter Lang, 2009.
"Ma un avvenimento connesso alle lotte per la supremazia imperiale riporta Torino alla notorietà come teatro di un duro scontro che, nel 69 d.C., si verificò fra la XIV Legione, qui fatta pervenire dalla Britannia, e alcune coorti di Batavi. Aver acquartierato nella medesima città truppe che sostenevano due diversi pretendenti all'impero Ottone e Vitellio, non poteva che sfociare nel sangue e così si verificò: finalmente si decise di rispedire oltr'Alpe la XIV Legione, che abbandonando la città nottetempo, lasciò accesi numerosi fuochi che attizzarono un vasto e devastante incendio 16". 16 è Tacito, Historiae II 66.
"La notte, che la legione partì, pe' fuochi qua e là lasciati, arse parte della città di Torino", dice Tacito.


Le opere di C. Cornelio Tacito recate in lingua italiana: Volume 3, Volumes 1-4, dalla Nuova Società tipografica in ditta N. Z. Bettoni e Compagni, 1820.

Diciamo quindi chiaramente: la colpa è della Legione, non dei Batavi. La colpa è stata della legione romana, che partendo dalla città nottetempo, ha lasciato accesi i fuochi dei bivacchi. Lasciare di notte fuochi accesi incustoditi indica dolo. Chi doveva sloggiare da Torino era la Legione XIV, non i Batavi. La legione XIV era nota per la sua ferocia, come troviamo detto alla pagina 198  di questo link, e quindi ha voluto lasciare una testimonianza del suo passaggio.

Ed ecco finalmente le parole di Tacito. Vi faccio notare come Tacito dica le cose chiaramente, senza accusare palesemente  la legione. Notate anche che Vitellio tenne con sé i Batavi che ritiene leali, come scorta personale. Già dai tempi d'Augusto infatti, i Batavi facevano parte delle truppe ausiliari dell'esercito romane. Anzi, erano truppe di élite che l'imperatore teneva come guardie del corpo.

66. Angebat Vitellium victarum legionum haudquaquam fractus animus. sparsae per Italiam et victoribus permixtae hostilia loquebantur, praecipua quartadecimanorum ferocia, qui se victos abnuebant: quippe Bedriacensi acie vexillariis tantum pulsis viris legionis non adfuisse. remitti eos in Britanniam, unde a Nerone exciti erant, placuit atque interim Batavorum cohortis una tendere ob veterem adversus quartadecimanos discordiam. nec diu in tantis armatorum odiis quies fuit: Augustae Taurinorum, dum opificem quendam Batavus ut fraudatorem insectatur, legionarius ut hospitem tuetur, sui cuique commilitones adgregati a conviciis ad caedem transiere. et proelium atrox arsisset, ni duae praetoriae cohortes causam quartadecimanorum secutae his fiduciam et metum Batavis fecissent: quos Vitellius agmini suo iungi ut fidos, legionem Grais Alpibus traductam eo flexu itineris ire iubet quo Viennam vitarent; namque et Viennenses timebantur. nocte, qua proficiscebatur legio, relictis passim ignibus pars Taurinae coloniae ambusta, quod damnum, ut pleraque belli mala, maioribus aliarum urbium cladibus oblitteratum. quartadecimani postquam Alpibus degressi sunt, seditiosissimus quisque signa Viennam ferebant: consensu meliorum conpressi et legio in Britanniam transvecta.

66. Vitellio era turbato dalle legioni vinte, che avevano il morale tutt'altro che rotto. Sparsi i loro uomini per tutte le parti d'Italia e mischiati con i conquistatori, parlavano il linguaggio dei nemici. I soldati della quattordicesima legione erano particolarmente feroci, e sostenevano di non essere stati vinti: secondo loro, nella battaglia di Bedriaco, era stato respinto solo il reparto dei vessillari (*), mentre il grosso della legione era assente. Si decise di rispedirli in Britannia, da dove li aveva richiamati Nerone e intanto di accamparli con le coorti batave, proprio a causa di discordie di lunga data coi soldati della quattordicesima. La quiete, in quel clima di odio fra tanti soldati, durò poco. A Torino un Batavo prese a pressare un artigiano, accusandolo di frode; un legionario, suo ospite, ne prese le difese. I compagni d'arme dei due si aggrupparono attorno e dagli insulti passarono al sangue. Sarebbe divampata una mischia spaventosa, ma due coorti pretorie presero le parti dei legionari, incutendo fiducia a costoro e paura ai Batavi. Ma Vitellio li aggrega, quest'ultimi, ritenendoli a lui fedeli al suo seguito, e ordina alla legione di passare le Alpi Graie, seguendo un itinerario più lungo per scansare Vienna. Infatti anche dei Viennesi non si fidava. La notte in cui la legione partì, lasciando fuochi accesi qua e là, una parte della colonia di Torino finì bruciata: un danno dimenticato come tanti altri guasti della guerra, fra ben più gravi disastri toccati ad altre città. Superate le Alpi, i soldati più turbolenti della quattordicesima volevano puntare su Vienna, ma li contenne l'azione comune dei migliori e la legione passò in Britannia.
 
(*)  vessillari, corpi speciali di riserva composti da veterani prossimi al congedo.

66. Vitellius was troubled by the spirit of the vanquished legions, which was anything but broken. Scattered through all parts of Italy, and mingled with the conquerors, they spoke the language of enemies. The soldiers of the 14th legion were peculiarly furious. They said that they had not been vanquished; that at the battle of Bedriacum only the veterans had been beaten, and that the strength of the legion had been absent. It was resolved that these troops should be sent back to Britain, from which province Nero had summoned them, and that the Batavian cohorts should in the meantime be quartered with them, because there was an old feud between them and the 14th. In the presence of such animosities between these armed masses, harmony did not last long. At Augusta of the Taurini it happened that a Batavian soldier fiercely charged some artisan with having cheated him, and that a soldier of the legion took the part of his host. Each man's comrades gathered round him; from words they came to blows, and a fierce battle would have broken out, had not two Praetorian cohorts taken the side of the 14th, and given confidence to them, while they intimidated the Batavians. Vitellius then ordered that these latter troops should be attached to his own force, in consideration of their loyalty, and that the legion should pass over the Graian Alps, and then take that line of road, by which they would avoid passing Vienna, for the inhabitants of that place were also suspected. On the night of the departure of the legion, a part of the Colonia Taurina was destroyed by the fires which were left in every direction. This loss, like many of the evils of war, was forgotten in the greater disasters which happened to other cities. When the 14th had made the descent on the other side of the Alps, the most mutinous among them were for carrying the standards to Vienna. They were checked, however, by the united efforts of the better disposed, and the legion was transported into Britain.

Un saluto agli amici Olandesi.

PS Cosa hanno fatto le coorti Batave in seguito, si veda in
"Storia degl'imperatori romani da Augusto sino a Costantino," Volume 5, di Crevier, pubblicato a Livorno. Bertani, Antonelli, 1834"

Vi invito alla lettura di 

Tuesday, October 16, 2018

Benjamin Blankenstein | Teachers Who Rescued Jews During the Holocaust | "Their Fate Will Be My Fate Too..." | Yad Vashem

Benjamin Blankenstein | Teachers Who Rescued Jews During the Holocaust | "Their Fate Will Be My Fate Too..." | Yad Vashem


Benjamin was a teacher at a local Christian elementary school  of Soestdijk, in the Netherlands. He and his wife Maria had a baby daughter, born in 1940. When Benjamin Blankenstein heard that the Bernstein family had been betrayed at an earlier hiding place, he proposed to hide them in his home. Maria, who had just given birth to their second daughter, agreed. Henry, Martha and their son Rolf  found a home under the Blankenstein’s roof.  But the police broke into the Blankenstein home on June 5, 1944, while Benjamin was at school. The police arrested the Bernsteins and, about half an hour later, Benjamin was arrested at the school. He perished in Bergen-Belsen on February 24, 1945. The Bernsteins were deported. Henry and Rolf were murdered in Auschwitz. Martha survived the war. "Upon her return from the camp, ill and alone, she was again welcomed by Maria Blankenstein."

Monday, September 17, 2018

Leiden bust of Caesar (Rijksmuseum van Oudheden) Morphing with Tusculum bust.



This is a morphing of the Leiden bust of Julius Caesar. From the left: Leiden bust, 2/3 Leiden and 1/3 Tusculum bust, 1/3 Leiden and 2/3 Tusculum, the face of Tusculum on the Leiden head.


Lifelike rendering of the morphing

Thursday, September 13, 2018

Gaio Giulio Civile

Avete letto bene "Gaio Giulio Civile" e non "Gaio Giulio Cesare"!

I Batavi: un popolo di superman al servizio dell'Imperatore [ di Carlo Ciullini ]

http://www.tuttostoria.net/storia-antica.aspx?code=1055

Tosti questi Batavi!

Saturday, July 28, 2018

Antonio Moro, Antoon Mor van Dashorst

Antonio Moro, conosciuto anche come Antoon Mor van Dashorst (Utrecht, 1520Anversa, tra il 1576 e il 1578), è stato un pittore e ritrattista olandese. Nel 1552 dipinse l'Imperatore Carlo V d'Asburgo, mentre nel 1554 a Londra fece il ritratto della Regina Maria I d'Inghilterra

Probabilmente visitò l'Italia nel 1550 dove a Roma imitò alcuni lavori di Tiziano, come la "Danae".
Moro fu inviato dalla Regina Maria dall'Ungheria al Portogallo e tra i ritratti più importanti vi furono quello dell'Infanta Maria, uno della regina Caterina di Portogallo, entrambi conservati nel Museo del Prado, e quello di Re Giovanni III e sua moglie Caterina, conservato a Lisbona. Dopo il suo ritornò a Madrid, dove dipinse il ritratto di Massimiliano di Boemia, fece di nuovo tappa a Roma nel 1552. Alcuni sostengono, ma con prove insufficienti, che uno dei capolavori del Museo del Prado, il ritratto di un ignoto giovane cardinale, da sempre attribuito a Raffaello, potrebbe essere stato dipinto da Moro. Da Roma, si mosse a Genova e infine a Madrid. Nel 1553 fu inviato in Inghilterra, dove ritrasse Maria I di Inghilterra. 

Io conosco questo pittore per via del suo ritratto di Thomas Gresham.


Some Notes on the Gresham's Law of Money Circulation
International Journal of Sciences February 2014 (02)
Amelia Carolina Sparavigna
Polytechnic University of Turin

Abstract
The Gresham’s Law is among the most known laws of economic science. In its popular version, the law is telling that when a government overvalues one type of money and undervalues another, the undervalued money disappears while the overvalued money floods into circulation. Named after Thomas Gresham, a financier of Tudor dynasty, this law was stated by Nicole Oresme and Nicolaus Copernicus. Here we discuss it and follow its long history.

Keywords: Money Circulation, Commodities, Legal Tenders



Gerrit van Honthorst (Gherardo delle Notti)




Gerrit van Honthorst, noto anche come Gherardo delle Notti (Utrecht, 4 novembre 1592 – Utrecht, 27 aprile 1656), è stato un pittore olandese. All'inizio della sua carriera visitò Roma, dove venne a conoscenza delle opere dei maestri italiani e da cui fu influenzato, specialmente da Caravaggio. È proprio da quest'ultimo che trasse ispirazione per la caratteristica illuminazione usata in parte dei suoi dipinti. Ritornato nei Paesi Bassi, divenne uno dei pittori di spicco del suo periodo, dipingendo sia quadri che ritratti. Morì, sempre ad Utrecht dov'era anche nato, all'età di 65 anni.




GIMP Retinex Filter Applied to Arts: Gerrit Van Honthorst and His Chiaroscuro
PHILICA Article 928, 6 Pages Posted: 3 Mar 2017  Amelia Carolina Sparavigna
Polytechnic University of Turin Date Written: January 19, 2017